Sentenze già scritte agitano la maggioranza
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Redazione Interno
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Esauriti i convenevoli di benvenuto al viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto e i ringraziamenti al Guardasigilli Carlo Nordio, collegato in videoconferenza dal Veneto, la giudice Silvia Albano ha chiarito la sua posizione. Dal suo punto di vista di magistrato della sezione immigrazione del Tribunale di Roma e di presidente di Magistratura democratica, la corrente delle cosiddette "toghe rosse" riunite per celebrare i sessant'anni di vita, Albano ha espresso preoccupazione per lo stato della democrazia in Italia.
La leader delle toghe rosse, durante il suo intervento, ha sottolineato come l'appellativo di "giudici comunisti" sia un'etichetta pericolosa, soprattutto quando viene attribuita a chi cerca di applicare la Costituzione e le carte sovranazionali. Albano ha ribadito che i magistrati non hanno in tasca né il "Libretto" di Mao né "Il Capitale" di Marx, ma la Costituzione italiana e le carte sovranazionali.
La giudice ha inoltre evidenziato come ci siano stati pronunciamenti unanimi da parte di tutte le associazioni dei giuristi, dall'Unione delle camere penali alle associazioni dei professori di diritto dell'Unione europea, a sostegno della supremazia del diritto europeo. Albano ha dichiarato di non voler entrare in conflitto con il governo, ma ha accusato quest'ultimo di voler creare uno scontro con la magistratura.
In questo contesto, le previsioni di nuove sentenze blocca-rimpatri agitano la maggioranza, che teme un ulteriore inasprimento delle tensioni tra governo e magistratura.




