Siria, un maxi sequestro di Captagon scuote le nuove autorità
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Redazione Esteri
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Le autorità siriane, in questi giorni, hanno portato a termine un'operazione di straordinaria portata, sequestrando ben dodici milioni di pillole di Captagon nell'area di Al Dumayr, non lontano dalla capitale Damasco. Questo colpo, sferrato contro una rete di narcotrafficanti che ha visto anche l'arresto del suo capo, rappresenta il più ingente sequestro di stupefacenti effettuato dalla caduta del precedente governo, un segnale inequivocabile della priorità che la nuova amministrazione assegna alla lotta contro un fenomeno che ha profondamente corroso le strutture statali.
L'eredità di un narco-stato
Il Captagon, un derivato anfetaminico che per anni ha costituito una delle principali fonti di finanziamento illecito per il passato regime, ha infatti trasformato il paese in una sorta di narco-stato, le cui rotte si estendevano ben oltre i confini nazionali. La sostanza, la cui produzione industriale era diventata sistematica, garantiva flussi di denaro consistenti, alimentando non solo le casse del potere ma anche un vastissimo indotto criminale, che ora il nuovo esecutivo si trova a dover affrontare.
La strategia del ministero degli Interni
L'operazione, come dichiarato dal ministero degli Interni, rientra in una strategia più ampia e deliberata, finalizzata a reprimere con determinazione la produzione e il traffico di tali sostanze. Il materiale sequestrato, del resto, verrà distrutto, a simboleggiare una volontà di rottura con un recente passato in cui il narcotraffico non solo fioriva ma era parte integrante di un sistema di potere. Nonostante gli sforzi profusi dalle forze di sicurezza, che hanno condotto a numerosi sequestri in varie regioni del paese dall'insediamento dell'autorità di transizione, le segnalazioni di grandi carichi intercettati dai paesi confinanti non accennano a diminuire.
Una sfida complessa e radicata
Ciò dimostra la tenacia e la capillarità delle reti criminali legate al Captagon, le quali, privata la copertura di cui godevano, hanno dimostrato di possedere una notevole resilienza e capacità di adattamento. La posta in gioco è altissima, poiché si tratta non solo di ristabilire la legalità ma anche di recidere i canali finanziari che potrebbero ancora alimentare frange residue del vecchio establishment, il cui capo si trova ora in esilio a Mosca. La sfida per le nuove autorità, pertanto, non si limita a un'azione di polizia ma investe la stessa riconfigurazione dell'economia e della sicurezza nazionale.




