Fincantieri sigla un accordo con il Bahrein per navi militari, sullo sfondo della visita di Meloni
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Redazione Esteri
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Nel quadro di una missione istituzionale dai contorni strategici, che ha visto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni impegnata al Vertice di cooperazione del Golfo a Manama, un significativo tassello industriale è stato posato. Fincantieri, colosso italiano della cantieristica, ha infatti sottoscritto un memorandum of understanding con la società bahreinita ASRY, l’operatore di riferimento per i servizi navali nel Golfo. L’intesa, che non costituisce un contratto vincolante ma un impegno a esplorare percorsi comuni, punta a valutare congiuntamente opportunità nella progettazione e costruzione di unità militari di superficie, la cui lunghezza non supererebbe gli ottanta metri e che sarebbero destinate alle esigenze della Marina e della Guardia Costiera del regno.
Il contesto diplomatico dell'accordo industriale
La firma dell’accordo di cooperazione industriale si inserisce, non casualmente, in un momento di intensificati rapporti bilaterali. Meloni, ricevuta dal re Hamad bin Isa Al-Khalifa e dal principe ereditario nonché primo ministro Salman bin Hamad Al-Khalifa, ha posto l’accento sulla volontà di superare le divisioni tra Europa e Oriente, un tema che, pur nella sua generalità, delinea una cornice politica favorevole agli affari. Durante gli incontri a Manama sono stati siglati due memorandum di intesa, dei quali quello tra Fincantieri e ASRY rappresenta il pilastro nel settore navale, affiancato da progetti di rilievo tecnologico. L’esito del viaggio, dunque, coniuga dichiarazioni di principio sulla cooperazione internazionale con concreti passi verso partnership economiche rafforzate, delle quali l’intesa cantieristica è esempio lampante.
Gli obiettivi e i potenziali sviluppi della partnership
L’accordo tra il gruppo italiano e il cantiere del Bahrein delinea un campo di azione preciso, concentrandosi su unità navali militari di dimensioni contenute, spesso cruciali per compiti di pattugliamento, vigilanza costiera e sorveglianza. La scelta di un partner locale come ASRY, che detiene una posizione dominante nella riparazione navale in quella regione, rivela una strategia d’ingresso nel mercato che punta a radicarsi attraverso il trasferimento di know-how e una probabile collaborazione nella fase realizzativa. Si tratta di una modalità che, da un lato, risponde alle esigenze di un cliente governativo desideroso di accrescere le proprie capacità industriali e, dall’altro, permette a Fincantieri di posizionarsi in un’area geopolitica sensibile e ricca di potenziali committenti, superando il ruolo di mero fornitore estero.
Una sinergia tra diplomazia e industria
La coincidenza temporale tra il vertice politico e la firma del memorandum non è affatto casuale, bensì dimostra come la diplomazia economica possa aprire varchi importanti per il sistema produttivo nazionale. Mentre dalla politica giungevano messaggi sul superamento delle fratture e una certa cautela, espressa dalla stessa Meloni, sulle questioni internazionali più calde, le aziende trovavano il terreno fertile per avviare discussioni operative. Questo intreccio, peraltro, non è nuovo nella storia delle relazioni internazionali, ma conferma come gli interessi commerciali e le visioni geopolitiche procedano spesso di pari passo, sostenendosi a vicenda. Il caso specifico mostra un’Italia che, attraverso la sua principale azienda cantieristica pubblica, cerca di ritagliarsi uno spazio in un mercato, quello della difesa, tradizionalmente conteso da attori globali molto agguerriti.




