Bpm e Unicredit: le mosse del governo per bloccare la scalata

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il governo italiano, deciso a proteggere gli interessi nazionali, ha avviato la procedura formale di golden power in risposta all'offerta pubblica di scambio (Ops) lanciata da Unicredit su Banco Bpm. La pre-notifica inviata dai legali di Andrea Orcel a Palazzo Chigi il 13 dicembre non è stata sufficiente a placare le preoccupazioni politiche. Dopo meno di un mese di riflessioni, l'esecutivo ha richiesto ulteriori documenti per valutare l'offerta da 10,1 miliardi di euro, pari a 6,657 euro per azione.

L'amministratore delegato di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, ha definito l'operazione una "killer acquisition", sostenendo che l'acquisizione non mirerebbe a valorizzare l'impresa acquisita, ma a limitarne il potenziale e, in ultima analisi, a eliminare un concorrente strategico. La tensione tra Banco Bpm e Unicredit è palpabile, alimentata anche dalla controffensiva presentata all'Antitrust, accompagnata da pesanti accuse.

L'offerta di Unicredit, lanciata il 25 ottobre scorso, ha ricevuto una risposta decisa da parte del governo e della Consob, che stanno esaminando eventuali accordi non dichiarati sul risparmio gestito con Credit Agricole, socio di Unicredit con il 15% dell'istituto milanese. La Commissione guidata da Paolo Savona sta studiando il prospetto dell'Ops per verificare la presenza di tali accordi.

Nel frattempo, gli analisti di JP Morgan ipotizzano un incentivo cash fino a 4 miliardi di euro, ma Vincenzo Longo di Ig Italia frena, sostenendo che Unicredit guarda più a Commerzbank che a Banco Bpm.

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