Mari e oceani da bollino rosso: a giugno 2026 la temperatura tocca nuovi record storici
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Redazione Interno
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Non c’è tregua per i mari e gli oceani del pianeta, che continuano a registrare temperature anomale e, in alcuni casi, senza precedenti. A confermarlo sono i dati diffusi dal Servizio relativo ai cambiamenti climatici di Copernicus (C3S) e dal Servizio marino di Copernicus (Cmems), secondo cui lo scorso giugno le temperature superficiali del mare a livello globale hanno superato i picchi record stabiliti nel 2023 e nel 2024 per lo stesso periodo.
Un'impennata termica, quella osservata, che si traduce in cifre destinate a entrare negli annali: il 21 giugno 2026, il C3S ha registrato una media di 20,86 °C, mentre il Cmems ha rilevato 21,0 °C, valori che superano di un decimo di grado i primati storici precedenti.
Un +1,18 gradi per i mari italiani
Se il quadro globale appare già di per sé allarmante, la situazione nei mari italiani non è da meno e anzi, conferma un trend di surriscaldamento costante e preoccupante. Nel corso del 2025, le acque che bagnano le coste della Penisola hanno fatto registrare una temperatura media annua di 20 gradi centigradi, con picchi estivi decisamente elevati: a luglio si è toccato il valore di 26,64 °C e ad agosto quello di 26,48 °C.
Si tratta, nello specifico, di una temperatura superiore di +1,18 gradi rispetto alla media climatologica di riferimento calcolata sul trentennio 1991-2020, un dato che colloca il 2025 come il secondo anno più caldo per i mari italiani dall'inizio delle rilevazioni nel 1982.
L’impatto sugli ecosistemi e sulla meteorologia
Le rilevazioni di Copernicus non si limitano a fotografare un fenomeno statistico, ma mettono in luce le ricadute concrete di questo riscaldamento anomalo. Gli esperti del programma di osservazione della Terra dell’Unione Europea sottolineano come l’incremento termico delle superfici marine abbia conseguenze dirette e tangibili, influenzando non solo gli andamenti meteorologici stagionali, ma anche il clima globale nel suo complesso e la salute degli ecosistemi marini.
L'accumulo di calore negli oceani, infatti, agisce come un acceleratore dei processi atmosferici, alterando i regimi dei venti, la frequenza e l'intensità dei fenomeni estremi e la distribuzione delle specie ittiche, con effetti che si riverberano a catena lungo tutta la catena alimentare.
Il Salento e la Sicilia nell’occhio del ciclone
Sul fronte nazionale, il disagio climatico si manifesta in maniera particolarmente acuta in alcune aree specifiche, dove la scarsità d'acqua si somma a temperature fuori norma. Secondo quanto certificato dall'ultimo Report del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA 48/2026), la provincia di Lecce e l’intera Puglia centro-meridionale rappresentano l'epicentro della crisi idrica in Italia, una condizione di aridità strutturale che si accompagna a anomalie termiche estreme.
Insieme a questa porzione del Salento, anche la Sardegna si conferma tra le regioni più colpite dalla siccità, configurando un quadro di sofferenza idrica che, come evidenziano i dati scientifici consolidati, non presenta al momento segnali di inversione di tendenza.




