L’Onu Contesta I Centri Per Migranti In Albania: "Detenzione Non Deve Essere La Prima Opzione"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Protocollo tra Italia e Albania, che prevede l’apertura di centri per il trattenimento di migranti nel territorio albanese, è finito nel mirino delle Nazioni Unite. Secondo il Comitato per i diritti umani, organismo composto da esperti indipendenti incaricati di vigilare sull’applicazione della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, l’Albania dovrebbe garantire che la detenzione dei richiedenti asilo sia adottata solo come extrema ratio. Una posizione che, sebbene rivolta a Tirana, riguarda direttamente Roma, firmataria dell’accordo e principale promotrice del progetto.

Il rapporto dell’Onu, redatto al termine di una missione di monitoraggio, esprime preoccupazione per il trattamento riservato a migranti, rifugiati e richiedenti protezione internazionale, sottolineando come il sistema delineato dal Protocollo non preveda alternative al carcere – seppur temporaneo – per chi sbarca sulle coste italiane e viene poi trasferito oltre l’Adriatico. Una critica che si aggiunge alle voci di chi, come il giornalista Pino Corrias, ha definito l’operazione una "sconfitta annunciata", evidenziando l’assurdità di un meccanismo che costringerà le persone a "tre viaggi al posto di uno": dall’Italia all’Albania, poi nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) e infine verso un Paese terzo.

L’intesa, annunciata con toni trionfalistici dal governo Meloni – "Funzioneranno!" aveva ripetuto più volte la premier – rischia così di trasformarsi in un boomerang, non solo sul piano giuridico ma anche su quello diplomatico. Se l’Europa, intanto, si preoccupa del riarmo e della crisi dell’acciaio, stretta tra il Green deal e la carenza di materie prime, la questione migratoria continua a dividere, dimostrando ancora una volta come le soluzioni emergenziali raramente tengano conto delle obbligazioni internazionali.

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