Omicidio del tabaccaio Giovanni Bruno a Pinerolo, due arresti dopo 14 anni: risolto il cold case

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Era la notte del 4 giugno 2013 quando la quiete di Pinerolo venne lacerata dagli spari che costarono la vita a Giovanni Bruno, titolare del Bar del Corso in corso Torino. Il commerciante, 38 anni, residente a Osasco e padre di due bambini, venne ucciso a bruciapelo con tre colpi di pistola calibro 22 mentre tentava di opporsi a una rapina messa a segno da tre malviventi incappucciati.

Per oltre un decennio, quel nome è rimasto impresso nella memoria della città come un cold case irrisolto, un'ombra lunga che le indagini dei carabinieri della Compagnia di Pinerolo, coordinate dalla Procura della Repubblica di Torino, hanno infine dissipato. La svolta è arrivata a distanza di quattordici anni, quando gli investigatori dell'Arma sono riusciti a ricomporre il mosaico di quell'assalto mortale, individuando i tre componenti del commando responsabile dell'omicidio.

Uno di loro, come emerso nel corso delle indagini, è deceduto ormai otto anni fa; per gli altri due, invece, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torino ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, sulla base di un minuzioso lavoro di revisione degli elementi raccolti e di nuove verifiche.

La dinamica della rapina e l'omicidio di Giovanni Bruno

Quella sera, poco prima della mezzanotte, Giovanni Bruno stava probabilmente chiudendo la cassa quando ha notato l'arrivo dei malviventi. Secondo la ricostruzione dei fatti, il tabaccaio uscì per affrontarli a mani nude, nel tentativo di difendere l'incasso della giornata, stimato in circa 4.000 euro, e di impedire che entrassero nel locale. Ne seguì una colluttazione, durante la quale uno dei rapinatori sparò cinque colpi, tre dei quali raggiunsero il commerciante all'addome e alla schiena. I proiettili si rivelarono mortali.

I tre fuggirono a bordo di una Peugeot 206 grigia, risultata poi rubata, che venne ritrovata poco dopo sulla strada per Carmagnola, con tracce di sangue all'interno e all'esterno. Le indagini dell'epoca, condotte dal sostituto procuratore Francesco La Rosa, si concentrarono subito sulle immagini delle telecamere di sorveglianza e sulle testimonianze di alcuni residenti, che avevano sentito gli spari e visto i fuggitivi, ma la pista si perse rapidamente, trasformando il caso in uno dei più complessi irrisolti della provincia.

L'indagine che ha riaperto il cold case

Il caso di Giovanni Bruno era diventato un simbolo di quelle indagini che il tempo sembra rendere più difficili, ma che gli investigatori non hanno mai abbandonato del tutto. La svolta decisiva è maturata nei mesi scorsi, quando i carabinieri della Compagnia di Pinerolo, sotto il coordinamento della Procura di Torino, hanno deciso di riesaminare l'intero fascicolo con occhi nuovi.

Attraverso una minuziosa attività di analisi scientifica e una revisione critica degli elementi raccolti quattordici anni fa, gli inquirenti sono riusciti a riannodare i fili di una matassa intricata, individuando con certezza i tre presunti responsabili. I due arresti sono stati eseguiti a distanza di un giorno l'uno dall'altro: il 27 luglio 2026 a Torino è stato fermato il primo uomo, un settantanovenne di origine sarda, già noto alle forze dell'ordine, che è stato tradotto nel carcere Lorusso e Cutugno.

Il giorno successivo, la stessa sorte è toccata al presunto complice, un cinquantatreenne torinese, anch'egli con precedenti penali, rintracciato e arrestato nel capoluogo piemontese.

La chiusura di un capitolo lungo quattordici anni

La notizia degli arresti ha scosso profondamente i familiari della vittima, in particolare la moglie Manuela Griglio, che per anni ha vissuto con il peso di un dolore senza risposte. La soluzione del caso, oltre a rappresentare un importante successo investigativo, restituisce una parvenza di giustizia alla memoria di un uomo che, secondo i ricordi di chi lo conosceva, era sempre sorridente e allegro.

Per la famiglia, che attendeva questo epilogo da oltre un decennio, l'individuazione dei presunti killer chiude un capitolo doloroso, anche se il vuoto lasciato da quel tragico 4 giugno del 2013 rimane incolmabile. L'operazione dei carabinieri dimostra come, anche a distanza di anni, l'accuratezza delle indagini e la tenacia degli inquirenti possano portare a risultati concreti, restituendo un nome e un volto ai protagonisti di un delitto che aveva segnato la comunità di Pinerolo, e confermando la validità di un approccio investigativo che non si arrende nemmeno di fronte ai casi più ostici.

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