Zelensky a Oslo vede Witkoff, Musk frena Starlink e Mosca alza il tiro sulla legittimità

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha incontrato a Oslo l'inviato speciale americano Steve Witkoff, in un vertice che ha visto la partecipazione del premier norvegese Jonas Gahr Støre e del presidente finlandese Alexander Stubb, mentre il genero di Donald Trump, Jared Kushner, seguiva i lavori in videocollegamento. Al termine dell'incontro, Zelensky ha dichiarato che Kiev ha «idee chiare su come raggiungere la pace» e ha respinto l'ipotesi di una sconfitta: «Non stiamo perdendo il conflitto, ma tempo e persone».

Il colloquio norvegese è servito a mettere sul tavolo le garanzie di sicurezza per il dopo-guerra, ma anche a fare il punto su un nodo che resta centrale, quello territoriale, su cui Washington preme perché Kiev accetti concessioni nel Donbas.

Il pressing americano e le condizioni di Mosca

Secondo quanto riportato dal New York Times, l'amministrazione Trump intende convincere Zelensky che insistere sul controllo dei territori orientali non giova all'Ucraina, e che un accordo modellato in larga parte sulle condizioni russe potrebbe comunque portare vantaggi economici a Kiev. La posizione americana è stata ribadita da Trump, il quale ha sostenuto che è il presidente ucraino a dover chiudere il conflitto, osservando che «la Russia è una nazione gigantesca e l'Ucraina non lo è».

Da Mosca, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha precisato che per la Russia è importante negoziare con «un rappresentante legittimo del potere ucraino», pronto ad assumersi la responsabilità delle decisioni necessarie a porre fine alla guerra, e ha auspicato un prossimo incontro tra Vladimir Putin e i negoziatori statunitensi. Witkoff, dopo la tappa norvegese, è atteso in Russia per proseguire il confronto.

La mossa di Musk sul sistema satellitare

Sul piano militare, il Wall Street Journal ha riferito che Elon Musk ha ordinato di limitare la velocità di connessione del sistema satellitare Starlink utilizzato dalle forze ucraine, rendendo di fatto inutilizzabili alcuni droni offensivi e difensivi e complicando le comunicazioni sul campo di battaglia. Secondo le fonti citate dal quotidiano, Musk avrebbe discusso della decisione con Trump prima di impartire l'ordine, e vi sarebbero stati contatti anche successivamente, quando la notizia è divenuta pubblica.

Sia Musk sia Trump hanno negato pubblicamente qualsiasi coinvolgimento, con il patron di SpaceX che ha sostenuto che simili restrizioni spettano all'esercito americano e, in ultima istanza, al presidente. La vicenda ha generato panico a Kiev e perplessità all'interno della stessa amministrazione statunitense, mentre sul terreno la difesa ucraina continua a fare i conti con la necessità di mantenere operativi i sistemi di comunicazione satellitare.

Il quadro diplomatico e le richieste di Lavrov

A margine del vertice, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha affermato che l'Occidente non sarà più il principale attore capace di «dettare la musica» negli affari globali, sostenendo che il mondo si è spostato in una direzione diversa. Le parole di Lavrov si inseriscono in un quadro negoziale che resta frammentato: da un lato Washington cerca di accelerare una intesa, dall'altro Kiev continua a chiedere garanzie concrete prima di qualsiasi cessione territoriale, mentre la Russia mantiene ferme le proprie richieste sul Donbas.

Nelle stesse ore, il presidente finlandese Stubb ha parlato di un incontro «costruttivo», aggiungendo che la pace richiede pazienza ma che la guerra non aspetta, e il premier norvegese Støre ha sottolineato l'importanza di mantenere aperto il canale diplomatico con gli Stati Uniti.

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