Auto, il Made in Europe premia Stellantis e mette in difficoltà Renault
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Redazione Economia
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Il nuovo accordo tra Francia e Germania sulle regole dell’industria automobilistica europea potrebbe favorire Stellantis e penalizzare Renault, introducendo criteri di produzione continentale che incidono in modo diverso sui costruttori. L’intesa raggiunta venerdì 16 ottobre collega una maggiore flessibilità sulle emissioni di CO2 delle auto nuove a requisiti più stringenti per accedere agli incentivi pubblici. La proposta franco-tedesca punta a sostenere le fabbriche europee, ma rischia di creare una distanza competitiva tra i gruppi in base alla distribuzione geografica dei rispettivi impianti.
Perché il Made in Europe favorisce Stellantis
La posizione del gruppo guidato da una presenza produttiva fortemente concentrata in Europa rappresenta un vantaggio nella definizione dei nuovi criteri. Secondo le ricostruzioni pubblicate sulla proposta, Stellantis realizza nel continente l’86% dei propri veicoli, una quota che potrebbe agevolare l’accesso alle misure di sostegno legate all’origine delle automobili e dei loro componenti. Per i produttori con una rete industriale europea più estesa, la preferenza continentale può tradursi in condizioni più favorevoli nell’assegnazione degli aiuti e negli appalti pubblici. Il requisito non riguarda soltanto il luogo in cui viene assemblata una vettura: la provenienza delle parti utilizzate diventa un elemento centrale per determinare quali modelli possano beneficiare delle agevolazioni.
Gli stabilimenti in Marocco e Turchia complicano la posizione di Renault
La situazione è diversa per il costruttore francese, che ha sviluppato una parte importante della propria capacità industriale anche al di fuori dell’Unione europea. Circa il 32% dei suoi veicoli viene prodotto in Marocco e Turchia, Paesi che non rientrano automaticamente nel perimetro preferenziale delineato dall’intesa. Questa distribuzione potrebbe ridurre i benefici derivanti dagli incentivi destinati alle vetture considerate europee, creando una disparità rispetto ai concorrenti con una produzione maggiormente localizzata nel continente. Il tema interessa direttamente le strategie industriali dei gruppi automobilistici, perché la collocazione degli impianti e la scelta dei fornitori possono incidere sulla competitività commerciale dei modelli. Il testo dell’accordo contempla anche il possibile riconoscimento del Regno Unito, subordinato a condizioni di reciprocità negli scambi e negli investimenti.
Emissioni, motori termici e dipendenza dalle batterie cinesi
Il compromesso modifica anche l’impostazione del percorso verso la mobilità a basse emissioni. La proposta mantiene per il 2035 una riduzione del 90% delle emissioni medie di CO2 delle flotte di auto nuove rispetto ai livelli del 2021, eliminando l’obbligo di compensare la quota residua attraverso misure aggiuntive come l’impiego di acciaio a basse emissioni. Questo margine potrebbe consentire ai produttori di conservare una maggiore flessibilità tecnologica, anziché concentrare l’intera strategia sulla sola elettrificazione. L’intesa non costituisce però una decisione definitiva dell’Unione europea: la posizione comune dei due governi dovrà confrontarsi con il processo decisionale europeo, nel quale le condizioni per sostenere la produzione industriale e gli obiettivi climatici restano temi distinti ma strettamente collegati.
Un punto particolarmente delicato riguarda le batterie, settore nel quale la filiera europea resta esposta alla concorrenza cinese. I requisiti proposti prevedono una quota di contenuto europeo pari al 10% per le batterie entro il 2029, destinata a salire al 20% entro il 2031. Soglie relativamente contenute possono consentire alle automobili assemblate in Europa di soddisfare i criteri richiesti anche quando una parte significativa della tecnologia di accumulo proviene dall’Asia. Le associazioni ambientaliste hanno contestato l’accordo proprio per il rischio di indebolire gli incentivi agli investimenti nelle batterie e nella mobilità elettrica. Il confronto industriale si concentra quindi anche sulla capacità di sviluppare forniture continentali, evitando che la preferenza per la produzione europea si limiti all’assemblaggio finale dei veicoli.
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