Il Real Madrid supera il Benfica tra gol, polemiche e un caso che va oltre il campo
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Redazione Sport
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La macchina bianca, si sa, non si inceppa mai nei momenti cruciali, e così è stato anche ieri sera al Santiago Bernabéu, dove il Real Madrid ha battuto il Benfica per due a uno, conquistando matematicamente il pass per gli ottavi di finale di Champions League. Una partita, quella valida per il ritorno dei playoff, che difficilmente verrà ricordata per le trame del gioco — comunque intense e a tratti vibranti — quanto piuttosto per il contesto incandescente che l’ha preceduta e per alcune decisioni, arbitrali e non, che ne hanno segnato lo svolgimento. La squadra di José Mourinho, tornato da avversario in quello stadio che fu la sua casa per tre stagioni, ha venduto cara la pelle, trovando il vantaggio già al quattordicesimo con Rafa Silva, bravo a ribadire in rete dopo una respinta di Courtois su una sfortunata deviazione di Asencio. Una reazione immediata, però, quella dei padroni di casa, con Aurélien Tchouaméni che appena due minuti più tardi, sugli sviluppi di un assist di Federico Valverde, rimetteva le cose a posto con un sinistro preciso dalla distanza -1-3-6.
E proprio quando la partita sembrava avviarsi verso un equilibrio instabile, ecco l’episodio che ha fatto discutere. Al minuto trentadue, infatti, Arda Güler insacca quella che per tutti sarebbe stata la rete del momentaneo due a uno, scatenando la gioia del pubblico di casa; una gioia, però, spenta quasi subito dalla segnalazione del Var, che ha rilevato un fuorigioco millimetrico di Gonzalo García — il quale aveva toccato il pallone nella fase precedente l’azione —, un fuorigioco tecnologicamente certificato e tanto sottile quanto inappellabile -1-3-7. Una decisione, questa, che ha tenuto vive le speranze degli ospiti fino all’ottantesimo, quando il solito Vinícius Júnior, lanciato a rete da un altro prezioso filtrante di Valverde, ha siglato il due a uno definitivo, chiudendo virtualmente i conti e regalando la qualificazione ai suoi, forti anche dell’uno a zero dell’andata -6-9.
Ma sarebbe riduttivo, se non fuorviante, raccontare questa eliminatoria limitandosi alla cronaca del campo. Perché la settimana che ha separato la gara di Lisbona dal ritorno a Madrid è stata letteralmente avvelenata da una bufera giudiziaria e mediatica che ha avuto come epicentro proprio il numero sette brasiliano e il giovane argentino del Benfica, Gianluca Prestianni. Il caso, come noto, era esploso dopo la gara d'andata quando Vinícius aveva denunciato di aver ricevuto insulti razzisti da parte del calciatore avversario — accusa che ha portato la Uefa a sospendere in via cautelare Prestianni, che non ha quindi preso parte al match di ritorno nonostante i proclami di innocenza e la vicinanza pubblica del suo allenatore -1-6. In questo clima incandescente si è inserita, a gamba tesa, la voce di Wesley Sneijder, ex centrocampista olandese con un passato anche nel Real, il quale, commentando la vicenda per una televisione, aveva detto senza mezzi termini di aver visto la "paura negli occhi di Prestianni", lasciando intendere la sua colpevolezza. Parole pesanti, che gli sono valse un'autentica valanga d'odio: lo stesso Sneijder ha dichiarato di aver ricevuto oltre quattromila minacce di morte, provenienti per la maggior parte dall'Argentina, un dato che, seppur difficile da verificare numericamente, fotografa la tossicità di certi tifosi e la piega inquietante che può prendere una discussione sportiva -2-5-8.
La vittoria contro il razzismo secondo Tchouaméni e il ritorno al calcio giocato
Nel dopogara, a certificare l'importanza extra-sportiva di questo passaggio del turno, ci ha pensato proprio il centrocampista francese autore del gol del momentaneo pareggio. Aurélien Tchouaméni, intervistato a caldo, ha definito la qualificazione dei suoi come "una vittoria contro il razzismo", un'interpretazione forte che sposta il baricentro del discorso dalla mera prestazione atletica a un piano più etico e sociale -6. Una dichiarazione, la sua, che arriva al culmine di sette giorni in cui il club spagnolo ha esposto striscioni e ribadito concetti, quasi a voler proteggere il proprio giocatore-simbolo, costantemente bersagliato e, in questa circostanza, anche oggetto di qualche fischio da parte della tifoseria portoghese giunta a Madrid. D'altronde, come ha sottolineato il suo allenatore — Álvaro Arbeloa, chiamato a guidare la squadra in questa fase —, Vinícius ha disputato una grande partita, creando pericoli, cercando il gol e trovandolo infine nel momento più opportuno, riprendendosi quel palcoscenico che ama e che troppo spesso gli viene conteso da polemiche che nulla hanno a che fare con il suo straordinario talento -6.
Alla fine, il verdetto del campo parla chiaro: Real Madrid agli ottavi, Benfica eliminato nonostante una prova gagliarda che ha messo in difficoltà i favoriti, con un palo colpito da Rafa Silva e un paio di interventi decisivi di Courtois a mantenere in equilibrio la partita -3-6. E mentre a Lisbona e Buenos Aires si discute ancora sulle parole di Sneijder e sulla fondatezza o meno della sospensione di Prestianni — con l'olandese che, intervistato nuovamente, ha ribadito il suo diritto di opinare, pur stigmatizzando le minacce ricevute — a Madrid si gode il passaggio del turno, con la consapevolezza che, per una volta, la qualificazione sportiva ha il sapore di una rivendicazione più grande -2-8.




