Giornata mondiale per l’igiene delle mani, il richiamo della Simit: «Si impara da piccoli»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
Lavarsi le mani è un gesto che compiamo decine di volte al giorno, spesso in modo così meccanico da sfiorare la distrazione; eppure, proprio questa azione – apparentemente banale – continua a rappresentare una delle barriere più robuste contro la propagazione di virus, batteri e infezioni nosocomiali. In occasione della diciottesima Giornata mondiale per l’igiene delle mani, che cade il 5 maggio per volontà dell’Organizzazione mondiale della sanità, la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) ha scelto di puntare il riflettore su un tema spesso trascurato: la necessità di radicare una cultura della prevenzione fin dalla fascia d’età più giovane, perché le abitudini corrette, se apprese presto, tendono a rimanere tali nell’età adulta.
Metà degli operatori sanitari non si lava correttamente le mani
I numeri, del resto, parlano chiaro e descrivono uno scenario ancora lontano dagli standard raccomandati. Secondo le stime citate durante la rubrica ‘Il medico risponde’ su Primocanale, dove è intervenuto il professor Andrea Orsi, docente di igiene all’università di Genova, circa la metà degli operatori sanitari non esegue una corretta igiene delle mani. Una percentuale che appare tanto più grave se si considera che fino al 50 per cento delle infezioni correlate all’assistenza potrebbe essere evitato con una pulizia adeguata. Si tratta, in altri termini, di un margine di miglioramento enorme, tutto racchiuso in un gesto che non richiede tecnologie avanzate né costi insostenibili.
La campagna Oms "Action save lives" e il ruolo dell’ospedale San Raffaele
Ogni anno la campagna «SAVE LIVES: Clean Your Hands», promossa dall’Oms, cerca di mantenere alta l’attenzione globale su questi temi, con l’obiettivo di spingere le strutture sanitarie a migliorare le proprie pratiche assistenziali. Per l’edizione 2026 lo slogan scelto è «Action save lives», tradotto in italiano come «Proteggi la vita, igienizza le tue mani». Un invito che, nelle intenzioni degli organizzatori, non dovrebbe rivolgersi soltanto ai medici e agli infermieri – troppo spesso colpevoli di superficialità – ma anche ai pazienti e ai visitatori. A ribadire l’urgenza di questo messaggio è stata anche la professoressa Antonella Castagna, primario di Malattie Infettive all’IRCCS Ospedale San Raffaele e ordinaria di Malattie Infettive all’Università Vita-Salute San Raffaele, che ha parlato di «un’occasione per non abbassare la guardia».
Un’occasione per ripensare le nostre abitudini quotidiane
Se l’attenzione si concentra abitualmente sui reparti ospedalieri, dove il rischio di contagio è più elevato, non si deve dimenticare che l’igiene delle mani riguarda anche la vita di tutti i giorni, quella trascorsa fuori dalle corsie. Le scuole, i luoghi di lavoro, i mezzi pubblici e le nostre stesse case sono ambienti in cui il gesto di lavarsi le mani – eseguito con acqua e sapone o con soluzioni idroalcoliche – può interrompere la catena del contagio prima ancora che questa si inneschi. Per questo la Simit ha voluto sottolineare l’importanza di un approccio “educativo” a partire dall’infanzia: insegnare ai bambini il momento giusto per lavarsi le mani, la durata adeguata (almeno venti secondi) e le modalità corrette significa fornire loro uno strumento di difesa che porteranno con sé per tutta la vita. E così, forse, si potranno ridurre quelle percentuali – ancora troppo alte – che ogni anno fotografano una realtà fatta di infezioni evitabili.




