Mancano 100 giorni al via dei Mondiali, ma l’incertezza geopolitica offusca l’evento

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il countdown collocato nel centro di Toronto, città canadese ancora imbiancata dalla neve, segna ormai quota cento: è questo il numero dei giorni che ci separano dal fischio d’inizio della Coppa del Mondo FIFA, un’edizione, quella del 2026, che si preannuncia storica non solo per la formula espansa a 48 squadre – con un conseguente aumento delle partite, ben 104 – ma anche per la struttura organizzativa inedita che vede tre paesi, Canada, Stati Uniti e Messico, condividere l’onere e l’onore di ospitare il torneo. Tuttavia, mentre le installazioni luminose a Times Square e nello Zócalo di Città del Messico si accendono per celebrare la ricorrenza, l’atmosfera tra gli organizzatori e gli addetti ai lavori è tutt’altro che festosa, offuscata da un clima di tensione internazionale che rischia di ridimensionare drasticamente le aspettative, specialmente quelle di natura economica.

Il conflitto in Medio Oriente e la questione iraniana gettano un’ombra sulla partecipazione

L’operazione militare congiunta condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha improvvisamente riportato la geopolitica al centro del dibattito sportivo, sollevando interrogativi piuttosto concreti sulla partecipazione di alcune nazionali. La selezione iraniana, inserita nel girone con Belgio, Nuova Zelanda ed Egitto, dovrebbe disputare i suoi tre incontri sulla costa occidentale americana, precisamente a Los Angeles e a Seattle, e dalla Federcalcio di Teheran filtra un cauto pessimismo. Fonti non confermate attribuiscono al presidente della Federazione, Mehdi Taj, dichiarazioni raccolte dalla televisione di Stato in cui si sottolinea la difficoltà di guardare con fiducia all’appuntamento, sebbene la decisione ultima spetti ai vertici sportivi. La FIFA, pur monitorando attentamente la situazione, evita per ora commenti definitivi: il segretario generale Mattias Grafstrom ha ribadito come l’obiettivo rimanga quello di garantire la sicurezza e la partecipazione di tutte le squadre, ma l’evoluzione degli eventi – con la risposta militare iraniana che ha già portato alla sospensione del campionato in Qatar e a forti dubbi sulla disputa di amichevoli internazionali in Spagnarende il quadro quanto mai fluido e imprevedibile.

Le politiche di Trump e i visti, un altro nodo per l’afflusso di tifosi

Se lo spettro della guerra mette a repentaglio la presenza di una nazionale, sono invece le politiche interne dell’amministrazione Trump a minacciare l’afflusso dei tifosi, elemento cruciale per il tanto sbandierato indotto turistico. Il provvedimento che congela le richieste di visto per cittadini provenienti da una lista di 75 paesi, tra cui figurano nazionali qualificate come l’Algeria, il Senegal, la Costa d’Avorio e la stessa Colombia, rischia di trasformare le ambizioni da grandi numeri in un flop. I leader del settore alberghiero e delle associazioni di viaggiatori americani hanno espresso più di una perplessità, facendo notare come gli Stati Uniti siano stati l’unica nazione sviluppata a registrare un calo del turismo internazionale nell’ultimo anno, un trend che le attuali restrizioni rischiano di aggravare. Il protrarsi dello shutdown parziale del governo federale, inoltre, blocca di fatto lo stanziamento di centinaia di milioni di dollari destinati a coprire i costi di sicurezza per le città ospitanti, costringendo alcune di esse, come Boston e Miami, a rivedere al ribasso i piani per le fan fest o a chiedere garanzie economiche immediate per far fronte alle spese di ordine pubblico.

La sicurezza in Messico e la revisione delle stime economiche

Nemmeno il Messico, nonostante la sua lunga tradizione mondiale – sarà il primo paese a ospitare tre edizioni del torneo – naviga in acque tranquille. L’uccisione in un’operazione militare del narcotrafficante Nemesio Oseguera Cervantes, capo di uno dei cartelli più potenti, ha innescato una spirale di violenza in diversi stati, colpendo in particolare Guadalajara, una delle tre sedi designate per ospitare le partite. Sebbene la presidente Claudia Sheinbaum e Gianni Infantino cerchino di rassicurare l’opinione pubblica sulla tenuta dell’evento, definendo la situazione sotto controllo, l’episodio riaccende i riflettori su un tema delicato come quello dell’ordine pubblico, che potrebbe influenzare la percezione del torneo a livello globale. Queste turbolenze, combinate con il calo delle prenotazioni aeree dall’Europa e dall’Asia e con un outlook del settore ricettivo che prevede una crescita del fatturato per camera irrisoria rispetto al 1994, anno dell’ultimo Mondiale statunitense, stanno portando a un sostanziale ridimensionamento delle previsioni di boom economico. Le stime di un impatto da 30 miliardi di dollari per l’economia statunitense, inizialmente promesse dalla FIFA e sostenute dalla Casa Bianca, appaiono oggi decisamente più difficili da raggiungere, complice anche la decisione di alcune città di ridimensionare o cancellare i grandi raduni popolari a pagamento, un unicum nella storia della competizione.

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