Mercato, progetto e l'ombra del club: perché Cardinale non può esonerare Amorim
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Redazione Sport
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D'accordo, la prima scelta in realtà era Iraola, ma non mettiamoci a sottilizzare troppo. Perché poi, quando il dito si è definitivamente fermato sul nome di Amorim, Gerry Cardinale ha deciso che nulla sarebbe stato come prima: l'allenatore avrebbe dovuto essere supportato, protetto e ascoltato in sede di mercato. Un allenatore finalmente al centro del villaggio, e non soltanto un coordinatore tecnico-tattico della rosa.
Quando il numero uno di RedBird ha chiarito il cambio di filosofia ha ricevuto consensi trasversali, perché si trattava di modifiche intriganti; sono bastati appena due mesi per rimettere tutto in discussione, ma per come è stata impostata la gestione dell'area sportiva non è ipotizzabile un nuovo reset.
Cardinale è legato a doppio filo con Ruben Amorim per diversi motivi, e il principale risiede proprio nella genesi della scelta. Il tecnico portoghese non è arrivato a Milanello dopo un corteggiamento lineare, ma al termine di un casting estivo lunghissimo e tormentato, costellato di rifiuti eccellenti. Prima di lui il Milan aveva incassato il no di Andoni Iraola, tentato Pochettino, poi Xavi e Slot, e persino provato a virare su Oliver Glasner arrivando a un principio di accordo contrattuale, prima di congelare tutto per Matthias Jaissle.
Anche Ralf Rangnick aveva sbattuto la porta in faccia a via Aldo Rossi, senza la garanzia dell'autonomia gestionale totale. In mezzo a tutti questi tentativi a vuoto, Amorim improvvisamente disse sì, rassicurato anche dalle telefonate con Markus Krosche, salvo poi scoprire che il tedesco non sarebbe stato l'head of football perché il no, l'ennesimo, arrivava dall'Eintracht Francoforte.
Ecco perché un dietro-front equivarrebbe a sconfessare se stesso. Cardinale si è speso in prima persona per il tecnico portoghese, supportandolo nei fatti e mediaticamente, e adesso decide tutto in prima persona: l'esonero non sarebbe una semplice correzione di rotta, ma la negazione del progetto che lui stesso ha voluto e finanziato. La proprietà ha investito risorse ingenti per costruire una rosa funzionale alle idee di Amorim, con un calciomercato dispendioso e ricco di colpi pesanti.
Rinnegare tutto dopo una sola sconfitta in cinque partite ufficiali appare, per come è stata impostata la gestione, un'ipotesi non contemplata.
I confronti tra Gerry Cardinale e Ruben Amorim sono frequenti: proprietario e allenatore si sentono anche subito dopo le partite. L'ultima chiacchierata, però, ha avuto contenuti diversi da un semplice aggiornamento. Lo spiega La Stampa sottolineando che la sconfitta per due a zero a San Siro contro il Benfica, nella prima uscita in Europa League, è da definirsi passaggio delicato perché è arrivata dopo i pareggi contro Juventus e Lazio.
Ancora peggio, secondo il quotidiano, la prestazione passiva contro i portoghesi, con Amorim che si è lamentato di non avere tutti i giocatori adatti al suo gioco. E proprio su queste parole il tecnico si è dovuto confrontare con il proprietario del Milan, che ha speso oltre centocinquanta milioni per fare acquisti in ogni reparto ma non in mezzo al campo.
La questione sollevata da La Stampa tocca un punto strutturale: manca una figura, non necessariamente di grande esperienza calcistica, che frequenti Milanello quotidianamente per confrontarsi con l'allenatore e supportarlo, perché non può essere il proprietario a svolgere questo ruolo. È un vuoto che pesa, e che spiega perché tutte le attenzioni siano dirottate su quello che fa e dice il tecnico, mentre all'interno del club rossonero non esiste nei fatti una struttura a protezione dell'allenatore.
Sul banco degli imputati, secondo La Stampa, sono finite anche le esclusioni eccellenti: Tomori, Gabbia, Modric, Rabiot, Saelemaekers e Pulisic, tutti inizialmente lasciati fuori contro il Benfica. Amorim, apparso confuso, non ha più margine di errore, soprattutto sulla formazione. La partita con il Lecce al Meazza, dopo il tonfo rumoroso in Europa League, si trasforma già a settembre in una sorta di ultima chiamata per il tecnico portoghese e per Gonçalo Ramos.
Anziché esaltarli, la loro ex squadra, il Benfica, ha addensato parecchie nubi minacciose sui due portoghesi.
Il tema della formazione non è secondario, perché tocca direttamente il rapporto tra l'allenatore e la proprietà che lo ha scelto. Cardinale ha costruito tutto attorno a un'idea di calcio precisa: un Milan dominante, aggressivo, intenso e costantemente votato al controllo del palleggio. La scelta di Amorim è stata il frutto di questa visione, maturata dopo il fallimento della gestione precedente e la volontà di prendere nettamente le distanze dal pragmatismo tattico dell'era Allegri.
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