Le critiche di Trump all'Onu e le accuse all'Europa su clima e immigrati
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Redazione Esteri
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In un intervento di cinquantasei minuti davanti all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha imbastito un'articolata requisitoria contro l'organismo internazionale, accusandolo di inefficacia e di perseguire politiche dannose. Attraverso un post sulla sua piattaforma Truth Social, ha poi commentato il proprio discorso, definendolo ben accolto dalla platea e incentrato su due assi portanti: la correlazione tra politiche energetiche e lotta al cambiamento climatico, da un lato, e la gestione dei flussi migratori globali, dall’altro. Ha affermato, senza mezzi termini, che l'Onu non lo ha assistito nel suo operato, nonostante i risultati da lui ottenuti.
Sul tema della pace internazionale, Trump ha rivendicato con forza il merito di aver posto fine a sette conflitti in soli sette mesi, un risultato che, a suo dire, nessun altro paese avrebbe eguagliato. “Ho dovuto fare questo invece di occuparmi di altro, e l’Onu non mi ha dato una mano”, ha dichiarato, sottolineando come il lavoro sia stato portato avanti principalmente dagli Stati Uniti. È da questa premessa che scaturisce l’affermazione, per molti provocatoria, di meritare il Premio Nobel per la Pace, considerando le azioni intraprese nel campo della diplomazia internazionale.
La posizione di Trump sul cambiamento climatico è stata netta e senza appello, definendolo “la più grande truffa mai perpetrata al mondo”. Ha attaccato frontalmente le politiche green, sostenendo che esse siano strettamente e negativamente correlate alle scelte energetiche, e ha puntato il dito sull'inquinamento generato da altri attori globali, come la Cina. Secondo la sua visione, le priorità sono state distort da allarmismi infondati, trascurando quelle che lui considera le vere emergenze.




