Inflazione al 4,2% a settembre: energia e alimentari spingono i prezzi ai massimi da tre anni
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Redazione Economia
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Le spese quotidiane tornano sotto pressione in modo brusco. La stima preliminare diffusa dall'Istat per settembre 2026 indica un'inflazione al 4,2% su base annua, in netta accelerazione rispetto al 3,3% di agosto. Si tratta del valore più alto degli ultimi tre anni. Il dato mensile, che misura la variazione rispetto ad agosto, è invece pari a +0,7%: due confronti differenti, che non vanno sommati fra loro. A trainare il rialzo sono soprattutto i prezzi dell'energia e degli alimentari freschi, con effetti che si propagano su bollette, carburanti e carrello della spesa.
Energia: rincari a due cifre per bollette e carburanti
La componente energetica è quella che pesa di più sull'accelerazione dell'indice generale. I prezzi dei beni energetici nel loro complesso crescono del 22,3% su base annua, dopo il +17,1% rilevato ad agosto. La dinamica è ancora più marcata per i prodotti regolamentati, le utenze domestiche del mercato tutelato, che passano dal +18,6% al +25,9%. I beni energetici non regolamentati, che comprendono i carburanti e le forniture del mercato libero, salgono dal +17,0% al +22,2%.
L'impennata delle quotazioni internazionali di petrolio e gas, legata alle tensioni nello stretto di Hormuz e alla crisi di Bab el Mandeb, si riflette direttamente sui prezzi al consumo. L'Autorità per l'energia ha comunicato per il quarto trimestre un aumento del 37,3% della tariffa di riferimento della luce per i clienti vulnerabili in maggior tutela, con un impatto stimato di 236 euro in più su base annua per il cliente tipo.
Alimentari freschi e carrello della spesa
A contribuire al rialzo dell'inflazione concorrono anche i prezzi degli alimentari non lavorati, cioè frutta, verdura e prodotti freschi, che passano dal +3,8% al +5,5% su base annua. Il cosiddetto carrello della spesa, che comprende i beni alimentari, per la cura della casa e della persona, accelera dal +0,9% al +1,7%. Gli alimentari lavorati restano invece in territorio leggermente negativo, con una variazione del -0,3% su base mensile.
Sul fronte dei servizi, i prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona salgono dal +2,6% al +2,9%, mentre i servizi di trasporto passano dal +0,8% al +1,6%. L'inflazione di fondo, calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sale dall'1,5% all'1,7%.
La partita europea sulla flessibilità
Sul piano politico, il governo italiano ha chiesto a Bruxelles maggiore flessibilità nell'applicazione delle regole fiscali europee per far fronte agli effetti della crisi energetica. La Commissione europea ha risposto che margini aggiuntivi sono già stati concessi attraverso l'estensione della clausola di salvaguardia nazionale alle spese per l'energia, oltre che alla difesa. Il meccanismo consente agli Stati membri di discostarsi dal percorso della spesa netta per un importo pari allo 0,6% del Pil nel periodo compreso tra febbraio 2026 e la fine del 2028.
L'Italia ha presentato richiesta di attivazione della clausola, attualmente al vaglio della Commissione. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha definito la richiesta di flessibilità legata all'inflazione una questione tecnica, osservando che il sentiero di spesa nominale concordato in precedenza conteneva un tasso di inflazione programmata molto inferiore a quello verificatosi.
Le risorse rese disponibili attraverso la clausola, circa 14 miliardi di euro, sono destinate a misure strutturali di medio-lungo termine e non potranno essere utilizzate per interventi immediati come il taglio delle accise sui carburanti.
L'aggiornamento degli affitti e l'indice corretto
L'accelerazione dell'inflazione riporta al centro dell'attenzione anche la questione dell'adeguamento dei canoni di locazione. Il dato del 4,2% non è però quello che si applica agli affitti: per la rivalutazione dei contratti, la normativa di riferimento utilizza l'indice FOI al netto dei tabacchi, che misura la variazione dei prezzi per le famiglie di operai e impiegati. L'aggiornamento non è automatico e richiede una clausola specifica nel contratto di locazione. Nei contratti a canone concordato, l'aumento non può superare il 75% della variazione dell'indice.
I proprietari che hanno optato per il regime della cedolare secca non possono chiedere alcun adeguamento del canone per tutta la durata dell'opzione, nemmeno se l'inflazione accelera.
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