Sinner e il ritorno di Ferrara: il caso Clostebol e l’esclusione del fisioterapista
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Redazione Sport
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Jannik Sinner ha scelto di riaccogliere nel suo staff Umberto Ferrara, il preparatore atletico bolognese che aveva lavorato con lui fino allo scorso anno, prima che la loro collaborazione venisse interrotta in seguito alla positività del tennista al Clostebol, una sostanza dopante di cui Sinner – assolto per non averne assunto consapevolmente – era risultato contaminato. La decisione, però, non riguarda Giacomo Naldi, il fisioterapista reggiano che pure faceva parte del team e che ora, escluso senza possibilità di ritorno, lascia trapelare tutta la sua amarezza.
«È una storia che mi ha danneggiato», afferma Naldi, evitando di entrare nei dettagli ma lasciando intendere che la sua versione dei fatti verrà raccontata «al momento opportuno». Lui, che aveva seguito Sinner fin dall’addio al precedente coach Riccardo Piatti, si trovava in vacanza con la famiglia quando ha appreso la notizia del reintegro di Ferrara. Un colpo doppio, considerando che proprio l’estate scorsa – in piena bufera per il caso doping – il rapporto con il tennista si era interrotto in modo definitivo.
Ferrara, invece, torna a pieno titolo. Introdotto nell’entourage da Simone Vagnozzi, l’attuale coach di Sinner, il preparatore atletico aveva già collaborato con Vagnozzi in passato, seguendo Marco Cecchinato. La sua riconferma segna un ritorno alle origini: è lui, del resto, l’uomo che ha contribuito a trasformare fisicamente Sinner, rendendolo più resistente e potente. «Non ho mai faticato tanto in vita mia», aveva detto una volta il tennista, in un misto di rispetto e ironia verso i metodi intensivi di Ferrara.




