Il giallo della lapide di Proietti al Verano: denunciato il furto, ma era solo una rimozione voluta dalla famiglia

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   È durata lo spazio di un pomeriggio – quello di ieri, 6 giugno – la psicosi legata alla presunta profanazione della tomba di Gigi Proietti. L’allarme, scattato intorno a metà giornata, aveva trovato un immediato e preoccupante riscontro in una nota ufficiale diffusa da Ama S.p.A., la municipalizzata che, come noto, gestisce il verde e, soprattutto, i servizi cimiteriali della Capitale.

Nel comunicato, l’azienda denunciava che “alcuni ignoti hanno danneggiato e rubato la lapide” situata all’interno del cimitero monumentale del Verano, innescando così una macchina investigativa destinata a spegnersi quasi in tempo reale. A rendere ancora più sinistro il quadro – seppur solo per poche ore – era la notizia che i vandali avrebbero agito indisturbati, danneggiando la pietra che copriva i resti del celebre mattatore romano, scomparso il 2 novembre del 2020.

La reazione degli organi preposti non si è fatta attendere, anzi.

Ama, nella sua nota, ha specificato di aver immediatamente sporto denuncia alle autorità competenti, attivando contestualmente i protocolli di sicurezza con le forze dell’ordine. Le indagini, almeno sulla carta, partivano da una base solida: la società ha infatti provveduto a consegnare agli inquirenti le immagini registrate dal sistema di videosorveglianza interno al complesso del Verano, promettendo “massima collaborazione” per risalire ai responsabili di quello che appariva come un gesto vile ai danni di una delle icone più amate della cultura italiana.

Eppure, proprio mentre l’eco della notizia cominciava a diffondersi, un colpo di scena rimetteva tutto in discussione, dimostrando come a volte l’apparenza – e una comunicazione troppo frettolosa – possano ingenerare equivoci clamorosi.

La smentita della famiglia e la verità sulla rimozione

La soluzione del giallo, va detto, è giunta a stretto giro di posta grazie alla precisazione della stessa famiglia Proietti, la quale ha chiarito senza mezzi termini che non vi è stato alcun atto vandalico. La lapide non è affatto sparita per mano di sciacalli: è stata prelevata regolarmente, e su precisa indicazione dei congiunti, dall’agenzia funebre incaricata di gestire la sepoltura. Un gesto dovuto, questo, a una necessità pratica quanto simbolica.

L’obiettivo – hanno spiegato i familiari – è quello di aggiornare la lastra per incidervi anche il nome di Sagitta Alter, la storica compagna dell’attore venuta a mancare lo scorso 21 aprile e che, proprio come Proietti, riposa nello stesso luogo sacro del Verano.

Si trattava, in sostanza, di una procedura del tutto normale e prevista, volta a unire nella memoria lapidea due esistenze che il destino aveva strettamente legato. L’epitaffio originale, un malinconico “Hic iacet pulvis, cinis et nihil” (Qui giace polvere, cenere e il nulla), subirà quindi un’integrazione per accogliere la compagna dell’artista. A mediare tra l’allarme lanciato dall’azienda e la realtà dei fatti ci ha pensato dunque la cronaca, ristabilendo una verità ben lontana dalle ipotesi di furto che avevano inizialmente allarmato l’opinione pubblica.

La lapide, una volta ultimate le modifiche tecniche da parte del marmista, tornerà al suo posto, mettendo così la parola fine a un caso che per qualche ora aveva assunto i contorni di un inspiegabile oltraggio.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.