Il ritorno di Screamer tra anime e picchiaduro: impressioni e intervista agli autori
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Se, come il sottoscritto, avete un po' di primavere sulle spalle, probabilmente ricorderete quanto fosse sfizioso bighellonare per le sale giochi e imbattersi nell'ultimo, muscoloso racing di turno. Parliamo di un'epoca – metà degli anni Novanta - durante la quale le console domestiche e i PC non erano ancora in grado di far girare certi miracoli poligonali al meglio, e se qualcuno ci si avvicinava dava decisamente nell'occhio come nel caso di Screamer, pubblicato da Virgin Interactive nel 1995 su sviluppo di uno studio italiano noto come Graffiti. Oggi, a distanza di trent'anni, il marchio rinasce sotto la cura del team milanese Milestone, che ha deciso di non limitarsi a un semplice restauro conservativo ma di operare una trasfusione di generi, trasformando quella che era una corsa in un'esperienza ibrida dove la velocità si sposa con l'estetica nipponica e le meccaniche dei picchiaduro. Ne è venuto fuori un Titolo che, messo alla prova durante una recente anteprima, ha mostrato una personalità tanto sfacciata quanto rara nel panorama videoludico contemporaneo, e ve lo raccontiamo partendo proprio da ciò che più colpisce appena si preme il tasto start: l'ambientazione.
L’ibridazione con gli anime e la narrazione corale
La prima, vera rivoluzione di questo Screamer risiede nella cornice narrativa e nella direzione artistica, elementi per i quali Milestone ha collaborato con lo studio d'animazione nipponico Polygon Pictures. Il risultato è un’estetica cyberpunk che pesca a piene mani dagli anni Ottanta e Novanta, con filmati di apertura in stile giapponese e una colonna sonora che oscilla tra synthwave e ritmi elettronici -7. Non ci si trova di fronte al solito racing game dove l'aspetto narrativo è puro riempitivo, ma a una struttura che ricorda da vicino quella di un picchiaduro a personaggi: cinque squadre rivali, composte ciascuna da tre piloti, si sfidano nel Torneo, una competizione clandestina organizzata dal misterioso miliardario Mr. A, la cui voce è quella del celebre doppiatore Troy Baker -1-4. Ogni pilota, o Screamer, ha una sua storia, motivazioni personali che vanno ben oltre la semplice vittoria, come nel caso del team Green Reapers, spinto da un desiderio di vendetta, e delle loro auto, che non sono semplici veicoli ma estensioni della loro personalità -2.
Quel che stupisce, maneggiando il controller, è la profondità con cui queste caratterizzazioni si riflettono nel gameplay. Ogni personaggio possiede statistiche e abilità uniche che modificano l'approccio alla guida, e i dialoghi, recitati ciascuno nella lingua madre dei personaggi – un espanto Francese, un altisonante Spagnolo o un fluente Tedesco – sono resi comprensibili grazie a un traduttore universale diegetico, una scelta di design che aggira brillantemente la barriera linguistica e aggiunge fascino internazionale al cast -3. La campagna, che si preannuncia della durata di una quindicina di ore se si includono gli eventi secondari, alterna sequenze di guida a momenti più intimi e dialogati, quasi da visual novel, con l’obiettivo dichiarato di far affezionare il giocatore ai componenti della propria squadra -5.
Il cuore dell’innovazione: il dual stick e l’Echo System
Tuttavia, l’anima di Screamer batte forte soprattutto quando ci si ritrova con le mani sul volante, o meglio, sui grilletti e sulle levette analogiche. Il sistema di guida abbandona gli schemi consueti per adottare una gestione differenziata del veicolo: con la levetta sinistra si controlla la direzione, come di consueto, ma è con la destra che si gestisce la derapata -5-8. Questa meccanica, che richiede un breve periodo di apprendistato, regala una volta assimilata un controllo maniacale sulla vettura, permettendo di affrontare le curve con una precisione chirurgica che si sposa perfettamente con l'anima arcade del titolo. A questo strato se ne aggiunge un altro, ancora più profondo, rappresentato dalla gestione del cambio: premendo il dorsale sinistro nel momento in cui il contagiri raggiunge la zona rossa si inserisce la marcia successiva con un piccolo bonus di turbo, una meccanica che i veterani apprezzeranno per quel tanto di tecnica in più che richiede -2.
Ma la vera cifra stilistica del gioco è l’Echo System, una tecnologia narrativa che diventa il perno dell'intera esperienza competitiva. Durante la gara si accumula una risorsa chiamata Sync, generata dalla guida pulita e dai cambi di marcia perfetti, che può essere convertita in Entropy per attivare azioni offensive e difensive -3. Si può così optare per uno scudo, per un potente boost di velocità, o per uno Strike, una sorta di proiettile che permette di mettere KO gli avversari. La gestione di queste risorse diventa cruciale, specialmente nelle corse a squadre, dove la classifica finale non dipende solo dall'ordine di arrivo ma anche dal numero di KO inflitti dai membri del team -1. Questo sistema introduce una tensione costante e una profondità strategica che trasforma ogni sorpasso in uno scambio di colpi, e che avvicina Screamer molto più a un picchiaduro come Tekken che a un classico racing game.
I modi di gioco e la varietà dell'offerta
L'offerta ludica di Screamer non si esaurisce con la campagna principale, ma si articola in una rosa di modalità pensate per soddisfare ogni tipo di giocatore e per staccarsi, quando lo si desidera, dalla narrazione principale. Oltre alla già citata modalità Team Race, che premia la cooperazione e la strategia, troviamo l'Overdrive Challenge, una prova di sopravvivenza dove l'overdrive è sempre attivo e un singolo errore comporta l'eliminazione immediata; il Score Challenge, ispirato ai cabinati arcade, richiede di accumulare punti compiendo manovre azzeccate in sequenza -6. Per i puristi della guida non mancano le modalità Time Attack e Checkpoint, mentre il Race Mode permette di personalizzare ogni dettaglio della competizione, dalla difficoltà alle regole -4.
Sul versante multigiocatore, l'offerta è altrettanto sa: si va dalle Ranked Team Races competitive, ai Private Lobbies con regole customizzabili, fino al divertimento spensierato del Mixtape, che propone playlist di gare a rotazione. Immancabile, per chi ama il gioco in locale, la modalità split-screen che supporta fino a quattro giocatori, pronti a darsi battaglia sul divano di casa -4. La sensazione, provando le varie opzioni, è quella di trovarsi di fronte a un prodotto che non vuole lasciare nulla al caso, costruito con la cura artigianale di chi conosce profondamente il genere ma ha il coraggio di sovvertirne le regole, offrendo un'esperienza che sa di vecchio, nel senso più nobile del termine, ma guarda dritta al futuro.




