Il silenzio di Cappelletti sull’incontro con Crosetto e il nodo dei sommergibili per l’Indonesia
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Redazione Interno
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Sergio Cappelletti, patron e presidente del Gruppo Drass, ha chiuso il cancello a ogni domanda. Contattato dal Fatto Quotidiano mentre si trova a Dubai, dove peraltro l’imprenditore livornese possiede una residenza, gli è stato chiesto se in quei giorni abbia incontrato o meno il ministro della Difesa, Guido Crosetto. La risposta, secca e priva di appigli, è stata: “Se ho visto Guido? Non rispondo”. Un silenzio che, nei fatti, pesa più di mille smentite, soprattutto perché arriva mentre la sua azienda, specializzata in sistemi subacquei, sta per concludere un affare da 480 milioni di euro con il governo indonesiano, un pacchetto che prevede la fornitura di sei sommergibili tascabili di ultima generazione.
La coincidenza temporale, del resto, è sotto gli occhi di tutti. Il ministro Crosetto era infatti bloccato negli Emirati a causa della improvvisa escalation militare che ha coinvolto la regione, con missili e caccia che hanno trasformato il cielo di Dubai in uno scenario di tensione e voli civili azzerati. E proprio in quei giorni, dall’altra parte della città, c’era anche Cappelletti. Lo staff del ministro, interpellato sulla vicenda, ha lasciato trasparire un certo fastidio: “Siamo stufi di smentire”, hanno fatto sapere, chiudendo di fatto la comunicazione su quello che rischia di diventare un caso politico. Il Movimento 5 Stelle, per bocca del senatore Mario Turco, ha già depositato un’interrogazione parlamentare per chiedere chiarimenti su quelli che definisce “intrecci” tra la presenza a Dubai del titolare della Difesa e le contemporanee operazioni militari con l’Indonesia, che non riguardano solo i sommergibili ma anche la cessione della portaerei Garibaldi.
Il dossier indonesiano, tra portaerei e sottomarini
L’affare, peraltro, non si limita ai sei midget della Drass. Roma ha formalizzato nelle scorse settimane l’intenzione di trasferire a Titolo gratuito la portaerei Garibaldi alla Marina militare indonesiana, un’operazione che sulla carta costa allo Stato italiano circa 54 milioni di euro per le spese di preparazione e trasferimento, ma che permette di evitare i costi di demolizione, stimati intorno ai 19 milioni, e quelli di mantenimento annuale. Jakarta, dal canto suo, si è detta pronta a stanziare fondi consistenti per l’ammodernamento dell’unità, che verrà riconfigurata probabilmente come piattaforma per droni e velivoli senza pilota, con il coinvolgimento pesante dell’industria italiana: Leonardo per l’aggiornamento del sistema di combattimento e la stessa Drass per le estensioni al controllo delle operazioni subacquee.
La tempistica, va detto, è serrata. L’obiettivo dichiarato dal capo di Stato maggiore della Marina indonesiana, ammiraglio Muhammad Ali, è quello di avere la nave ormeggiata a Giacarta prima del 5 ottobre 2026, data dell’81esimo anniversario della costituzione delle Forze Armate nazionali, dove la Garibaldi dovrebbe addirittura fungere da sede delle celebrazioni. Un traguardo ambizioso, che richiede un coordinamento perfetto tra i dicasteri della Difesa dei due paesi e le aziende coinvolte, in un quadro di cooperazione militare che negli ultimi mesi si è fatto via via più stretto.
L’affare da 480 milioni e il ruolo di Drass
Tornando alla Drass, la società di Livorno non è nuova a commesse delicate. Specializzata in veicoli subacquei sia per impieghi civili che militari, risulta già sotto contratto per la fornitura di mezzi insidiosi destinati alle Forze Speciali, consegne che sarebbero in programma a breve se non già avvenute. I sei sommergibili tascabili oggetto del maxi-contratto da 480 milioni, secondo quanto raccolto da testate specializzate come AresDifesa, rappresenterebbero peraltro solo una prima tranche dell’accordo complessivo, destinato ad allargarsi nel tempo. Si tratta di unità di ultima generazione, pensate per la sorveglianza e il combattimento in spazi ristretti, capaci di integrarsi con le nuove fregate costruite da Fincantieri per la Marina indonesiana, le KRI Brawijaya e KRI Prabu Siliwangi, anch’esse di progettazione italiana.
Il punto, ora, è capire se e come i destini del ministro e dell’imprenditore si siano incrociati in quei giorni di febbraio. Il governo, per il momento, mantiene un profilo basso, mentre l’opposizione chiede di vederci chiaro. L’interrogazione di Turco, del resto, punta dritta a verificare se la presenza contemporanea a Dubai sia stata solo una casualità o se invece dietro la gigantesca operazione navale con l’Indonesia ci siano contatti e interlocuzioni che andrebbero conosciuti dal Parlamento. Il silenzio di Cappelletti, in questo senso, non aiuta a diradare la nebbia.
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