Ancelotti al Brasile, una storia da Football Manager che diventa realtà

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Era da mesi che si aspettava l’ufficialità, e ora è fatta: Carlo Ancelotti sarà il commissario tecnico del Brasile ai prossimi Mondiali. Una notizia che, al di là delle aspettative, ha il sapore di una svolta epocale, non solo per la Seleção ma per lo stesso allenatore, che dopo aver conquistato tutto in club di primissimo piano – diventando, tra l’altro, il tecnico più vincente nella storia del Real Madrid – accetta una sfida inedita, quella di guidare una nazionale. E non una qualunque, bensì quella più titolata, più amata, più iconica.

L’accordo, annunciato ieri dal presidente della Cbf, Ednaldo Rodrigues, rappresenta una scelta che va oltre il semplice nome prestigioso. Per il Brasile, infatti, si tratta di voltare pagina dopo anni di delusioni, cercando finalmente di riagganciare quell’Argentina che, con la vittoria in Qatar, ha allungato il passo nella corsa al dominio sudamericano. E chi meglio di Ancelotti, capace di gestire campioni assoluti con quella mix di pragmatismo e carisma che lo ha reso unico, potrebbe guidare questa transizione?

C’è poi un aspetto quasi romantico in questa nomina. Un italiano che siede sulla panchina del Brasile, insegnando calcio a chi il calcio lo ha inventato, è una di quelle cose che sembrano uscite da una partita a Football Manager. Eppure, è realtà. E se Zico, anni fa, sosteneva che l’Italia del 1982 avesse "rovinato" il gioco con il suo approccio tattico, oggi è proprio un tecnico italiano a essere chiamato a riportare la Seleção al vertice. Ironia della sorte, o forse il segno che i tempi sono davvero cambiati.

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