L'agrivoltaico in Italia: tra miti e realtà
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
L'agrivoltaico, ovvero l'installazione di impianti fotovoltaici su terreni agricoli, è al centro di un dibattito acceso in Italia. Da un lato, vi è la necessità di proteggere i terreni agricoli e gli interessi degli agricoltori; dall'altro, vi è l'urgenza di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e di sostenere gli investimenti delle imprese nel settore delle energie rinnovabili.
Il dibattito in corso
La proposta di bloccare l'installazione di nuovi impianti fotovoltaici su terreni agricoli ha aperto un nuovo fronte nel governo. Fonti del ministero dell'Ambiente hanno fatto trapelare che la proposta non risulta condivisa. Il testo del decreto Agricoltura, atteso in Consiglio dei ministri, non lascia molto spazio alle interpretazioni: le zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici sono aree non idonee all'installazione degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra.
La posizione di Italia Solare
Di contro, Italia Solare, l'associazione delle imprese del fotovoltaico, ha smentito sul suo sito quelli che definisce "5 falsi miti su fotovoltaico e agricoltura". Secondo l'associazione, l'agrivoltaico non ruba terreno all'agricoltura, non è un pericolo per il paesaggio e la biodiversità, non impedisce l'uso dei terreni per coltivazioni e pascoli, non prevede l'esproprio dei fondi, non impoverisce il territorio.
Il futuro dell'agrivoltaico
Secondo le previsioni al 2030 del Piano nazionale energia (Pniec), i pannelli solari andrebbero a coprire soltanto 60 mila ettari di superficie agricola, lo 0,24% dei 16,6 milioni di ettari di superficie agricola totale. Questi dati sembrano indicare che l'agrivoltaico potrebbe convivere con l'agricoltura senza causare danni significativi. Tuttavia, la questione rimane aperta e il dibattito è tutt'altro che concluso.




