Cosenza, si getta dal balcone durante la perquisizione: il dramma di Mohamed Amin Bessioud
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Redazione Interno
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Una tragedia che ha scosso la città di Cosenza, dove un ragazzo di 25 anni, Mohamed Amin Bessioud, cittadino italiano di origini tunisine, ha perso la vita gettandosi dal balcone della propria abitazione, al terzo piano di uno stabile, nel corso di un controllo da parte dei carabinieri.
Il giovane, che si trovava agli arresti domiciliari per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti, era da tempo seguito per un grave stato depressivo, una condizione che la madre aveva più volte segnalato alle autorità nel tentativo di ottenere un ricovero e che, secondo il suo racconto, avrebbe reso il figlio particolarmente fragile e spaventato dall'ennesimo controllo in casa.
Quella che si era presentata come una verifica di routine sulla misura cautelare si è trasformata in pochi istanti in una vicenda giudiziaria complessa, con la Procura di Cosenza che ha aperto un fascicolo per accertare la dinamica esatta dei fatti e la madre che ha annunciato l'intenzione di sporgere denuncia contro i militari.
Un controllo che si trasforma in tragedia
Secondo le prime ricostruzioni fornite dagli inquirenti, i carabinieri del Comando provinciale di Cosenza si sono presentati nell'appartamento del giovane nel pomeriggio di giovedì 23 luglio, con l'obiettivo di verificare il rispetto delle prescrizioni imposte dalla custodia cautelare agli arresti domiciliari, presumibilmente anche per accertare l'eventuale presenza di altra sostanza stupefacente nell'abitazione.
Durante la perquisizione, i militari avrebbero rinvenuto circa 100 grammi di hashish, motivo per cui hanno deciso di ammanettare il 25enne all'interno della sua camera da letto.
A quel punto, stando a quanto riferito dalle forze dell'ordine, il ragazzo avrebbe spintonato uno dei carabinieri per poi lanciarsi nel vuoto dal balcone della stanza, un gesto estremo che non gli ha lasciato scampo nonostante il tempestivo intervento del 118 e il trasporto d'urgenza all'ospedale Annunziata di Cosenza, dove è deceduto poco dopo a causa delle gravissime ferite riportate.
La versione della madre e le accuse ai carabinieri
Un racconto dei fatti che trova però una versione diametralmente opposta in quello della madre del ragazzo, la quale era presente in casa al momento del controllo e che ha subito annunciato l'intenzione di sporgere denuncia tramite i propri legali e di informare il Consolato.
La donna, visibilmente scossa, ha dichiarato che il figlio soffriva di depressione e che da tempo aveva chiesto aiuto per un suo ricovero, sottolineando come il giovane fosse particolarmente spaventato dai controlli e si sentisse "tormentato" da uno dei militari che era solito recarsi nell'abitazione. Secondo la sua ricostruzione, i carabinieri avrebbero chiuso la porta della camera da letto prima del gesto, impedendole di entrare e di assistere il figlio: "Ho sentito la pressione che gli stavano facendo e ho aperto la porta.
Lui si è lanciato in quel momento, non sono riuscita a salvarlo" ha raccontato ai cronisti, aggiungendo di essere stata trattenuta in casa anche dopo l'accaduto, senza poter raggiungere il figlio prima dell'arrivo dell'ambulanza.
Il fascicolo della procura e le indagini in corso
La Procura della Repubblica di Cosenza, guidata dal procuratore Vincenzo Capomolla, ha aperto un fascicolo di indagine per fare piena luce sulla dinamica di quanto accaduto all'interno di quell'appartamento, un caso che per molti aspetti richiama alla memoria la morte del ventenne Hasib Omerovic, precipitato dalla finestra durante una perquisizione della polizia a Roma nel luglio del 2022.
Le indagini, attualmente in corso, si concentreranno sull'esatta sequenza degli eventi, sulla verifica della corretta applicazione delle procedure da parte dei militari e sul ruolo che lo stato di disagio psichico del ragazzo possa aver avuto nel determinare il suo gesto estremo, anche alla luce delle dichiarazioni della madre e dell'avvocato di famiglia, che ha confermato come per il 25enne fosse stato disposto un percorso terapeutico al Centro di salute mentale.
Il profilo della vittima e il precedente tentativo di suicidio
Mohamed Amin Bessioud, nato e cresciuto in Italia da genitori tunisini, era un ragazzo con un passato da calciatore, avendo giocato nel San Fili e, in passato, anche nel settore giovanile del Paris Saint-Germain, oltre a frequentare l'Università della Calabria. Un profilo che si scontrava con una vita privata segnata da un profondo disagio psicologico, come confermato dalla madre e dall'avvocato, che hanno rivelato come il giovane avesse già tentato il suicidio in precedenza, tagliandosi un braccio nel marzo scorso.
Una fragilità che la donna aveva più volte denunciato alle autorità, chiedendo che il figlio venisse ricoverato e che i controlli venissero condotti con maggiore cautela, consapevole del fatto che il ragazzo, come lei stessa ha dichiarato, "era depresso ed era spaventato".
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