Battlefield 6: mappe più piccole, cheater già all’opera e distruzione totale
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Alcuni giocatori che hanno partecipato alla beta di Battlefield 6 hanno sollevato critiche riguardo alle dimensioni delle mappe, ritenute troppo ridotte rispetto ai capitoli precedenti della serie. Una scelta, però, che gli sviluppatori hanno difeso con convinzione. "L’obiettivo è creare ambienti adatti a ogni stile di gioco", ha chiarito Shashank Uchil, design director del titolo. "Chi preferisce il combattimento ravvicinato da fanteria troverà spazi pensati per questo, senza sacrificare l’esperienza di chi ama invece veicoli e scontri su larga scala".
Nonostante le rassicurazioni, un altro problema si è già palesato: i cheater. A soli ventiquattr’ore dal lancio della beta ad accesso anticipato, alcuni hacker sono riusciti a bypassare le difese del gioco, nonostante l’implementazione di Javelin, il nuovo sistema anti-cheat sviluppato da EA in sostituzione del vecchio BattlEye. Un segnale preoccupante, che riaccende il dibattito sull’efficacia delle contromisure tecniche in un mercato dove i pirati informatici sembrano sempre un passo avanti.
Intanto, a conquistare i giocatori è il sistema di distruzione ambientale, da sempre marchio di fabbrica della serie. Le prime sessioni di gioco hanno mostrato un livello di interazione con l’ambiente senza precedenti, con edifici che crollano in modo realistico e scenari trasformati radicalmente dall’azione dei combattimenti. Un ritorno alle origini per il franchise, che dopo qualche titolo incerto punta a riconquistare il trono degli sparatutto in prima persona.




