La Fontana di Trevi introduce il biglietto d'ingresso da due euro per i turisti
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Redazione Interno
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La Fontana di Trevi, monumento simbolo della Capitale, non è più soltanto un bene accessibile liberamente a tutti. Da ieri, 2 febbraio, l’accesso all’area prospiciente il catino, dove tradizionalmente i visitatori si affollano per il rito della monetina, è soggetto a un ticket di due euro per i turisti e i non residenti. L’iniziativa, che segue un anno di sperimentazione dedicata al controllo dei flussi, è stata formalizzata dalla Sovrintendenza capitolina, registrando fin dal primo giorno una notevole adesione. Nel solo giorno dell’inaugurazione, infatti, sono stati venduti circa tremila tagliandi digitali, ai quali si sommano le oltre duemila trecento prevendite effettuate nel mese di gennaio e seicento biglietti cartacei acquistati direttamente presso la biglietteria di via della Stamperia. Numeri che, nel loro complesso, testimoniano un immediato impatto della misura, la quale, secondo le stime, potrebbe generare un introito annuo di circa sei milioni di euro.
Le ragioni di una scelta controversa
La decisione di istituire un pagamento, per quanto contenuto nel suo ammontare, non è stata accolta senza riserve. Le guide turistiche, in particolare, hanno espresso una ferma opposizione, sostenendo che si tratti di una misura che snatura un luogo pubblico e aperto per sua stessa natura. “Il problema fondamentale”, è stato fatto notare, “è che si tratta di un luogo pubblico e aperto”. Una critica che tocca il cuore della questione, poiché il monumento, iscritto nella lista del patrimonio Unesco, viene percepito da molti come un bene comune la cui fruizione non dovrebbe essere vincolata a un obolo, sebbene modico. L’amministrazione, dal canto suo, giustifica l’operazione con l’esigenza di garantire un’esperienza di visita più ordinata e agevole, mirando a migliorare la qualità della permanenza in uno dei siti più frequentati e, inevitabilmente, più soggetti a fenomeni di sovraffollamento.
Le eccezioni e il meccanismo di accesso
Il nuovo regolamento prevede una serie di esenzioni ben definite, volte a tutelare determinate categorie di visitatori. Restano esentati dal pagamento, ad esempio, i residenti nel Comune e nella Città Metropolitana di Roma, i quali potranno accedere gratuitamente previa esibizione di un valido documento di identità. Alla medesima condizione sono ammesse le persone con disabilità e i loro accompagnatori, i minori al di sotto dei sei anni e le guide turistiche nell’esercizio della loro professione. Per tutti gli altri, l’accesso rimane contingentato, secondo il modello collaudato nella fase sperimentale, e il biglietto può essere acquistato sia online, attraverso i canali di prevendita ufficiali, sia fisicamente presso il punto dedicato. Una misura che, nelle intenzioni degli organizzatori, dovrebbe conciliare la necessità di preservare il decoro del luogo con quella di garantire una sostenibilità economica per la sua manutenzione.
Un contesto di gestione del patrimonio
L’introduzione di un ticket per un monumento così iconico si inserisce in un dibattito più ampio sulla gestione dei beni culturali in Italia, un paese la cui ricchezza artistica è spesso gravata da costi di conservazione elevatissimi. La scelta di Roma, in questo senso, appare come un tentativo di trovare un nuovo equilibrio tra le esigenze di tutela e la pressione turistica, un fenomeno che, se non governato, rischia di deteriorare irrimediabilmente i luoghi che attrae. Non si tratta, del resto, di un caso isolato nel panorama internazionale, sebbene per la capitale rappresenti una svolta significativa nella politica di accesso ai suoi luoghi simbolo. Gli introiti derivanti dalla vendita dei biglietti, come anticipato, saranno destinati alla manutenzione e alla valorizzazione del sito, in un circolo che si spera virtuoso, anche alla luce degli ingenti numeri di visitatori che ogni anno raggiungono la piccola piazza.




