Morta dopo liposuzione a Roma, l’autopsia punta all’embolia polmonare
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Redazione Interno
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Ana Sergia Alcivar Chenche, la donna ecuadoriana di 47 anni deceduta lo scorso 9 giugno al Policlinico Umberto I di Roma, potrebbe essere stata stroncata da un’embolia polmonare sopraggiunta durante l’intervento di liposuzione a cui si era sottoposta poche ore prima. Lo suggeriscono i primi risultati dell’autopsia, eseguita dal medico legale Gerardo De Masi su incarico della Procura, che ha escluso invece lo shock anafilattico come causa del decesso.
L’intervento, eseguito in uno studio privato nella zona di Primavalle, sarebbe stato condotto in condizioni non regolari: il chirurgo José Lizarraga Picciotti, già noto alle autorità, operava in uno spazio privo delle necessarie autorizzazioni. La Procura di Roma, che ha aperto un’indagine per omicidio colposo, ha iscritto nel registro degli indagati, oltre al medico, anche un anestesista e un infermiere.
Dalle prime ricostruzioni, la donna avrebbe accusato un malore pochi minuti dopo l’inizio della procedura, venendo poi trasportata d’urgenza all’ospedale, dove è spirata nonostante i tentativi di rianimazione. Alcune ex pazienti, contattate dai giornalisti, hanno raccontato di aver vissuto esperienze simili nello stesso studio, tanto che una di loro avrebbe ricevuto dallo stesso chirurgo pressioni affinché non sporgesse denuncia.
Gli esami istologici, ancora in corso, dovranno confermare o meno l’ipotesi dell’embolia, ma i rilievi autoptici sembrano già orientare le indagini verso una complicazione cardiaca. Intanto, i pm stanno verificando la regolarità delle procedure seguite durante l’intervento, compreso il dosaggio degli anestetici e le condizioni igienico-sanitarie della struttura.




