Morta dopo liposuzione, autopsia conferma: decesso per sepsi
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Redazione Interno
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Simonetta Kalfus, 62 anni, è morta il 18 marzo scorso in un ospedale romano dopo essere caduta in coma a seguito di un intervento di liposuzione eseguito in una clinica privata. I primi risultati dell’autopsia, condotta all’istituto di medicina legale di Tor Vergata, indicano come causa del decesso una grave sepsi, confermando i sospetti già emersi durante le indagini. La Procura di Roma, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, ha iscritto nel registro degli indagati tre medici, tra cui il chirurgo Carlo Bravi, già noto alle autorità per precedenti controversie.
Bravi, 73 anni, era stato più volte segnalato per irregolarità, come l’uso di timbri falsi, l’impiego di protesi mammarie non autorizzate e la mancanza di permessi necessari per esercitare determinate procedure. Le indagini dei Nas e della magistratura avevano già evidenziato un pattern di negligenze, culminate in sequestri e denunce, senza però impedirgli di continuare a operare. Una circostanza che ha alimentato polemiche, soprattutto dopo che altre pazienti – come Pamela Maggi, 38enne romana – hanno raccontato di essere uscite devastate dai suoi interventi.
«Mi ha rovinato la vita», ha dichiarato Maggi, riferendosi a Bravi con rabbia e sconcerto. La sua testimonianza, unita alla tragica fine di Simonetta Kalfus, riaccende il dibattito sui controlli nel settore della chirurgia estetica, dove normative lacunose e inefficienze sistemiche permettono a figure discutibili di agire pressoché indisturbate.




