Casarin e il Var: la telecamera vede, ma non sempre capisce
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Redazione Sport
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L’ex arbitro di Serie A Paolo Casarin, rilasciando un’intervista a La Nazione, ha offerto una riflessione sul sistema del Var che, al di là dei casi specifici, tocca il cuore di una questione tecnica e filosofica. “Il mondo va avanti e la gente giustamente chiede, almeno nello sport, verdetti trasparenti e non inquinati”, ha dichiarato Casarin, le cui parole, sebbene non citino direttamente l’episodio di Milan-Fiorentina, risuonano con particolare forza dopo le polemiche scatenate dalla gara di ieri sera. La sua affermazione principale, “La telecamera vede, ma non sempre capisce”, delinea con efficacia il paradosso di uno strumento nato per eliminare i dubbi e che, invece, talvolta finisce per alimentarli, poiché l’interpretazione di ciò che la telecamera inquadra rimane un atto umano, soggetto a una valutazione discrezionale.
La polemica sul rigore e il precedente Juve-Inter
Proprio nella partita tra Milan e Fiorentina, infatti, l’intervento del Var è stato determinante per l’assegnazione di un calcio di rigore ai rossoneri, un episodio che ha permesso alla squadra di casa di ribaltare il risultato e che ha scatenato le vivaci proteste del direttore sportivo viola Daniele Pradè e dell’allenatore Stefano Pioli. Le reazioni, come spesso accade, sono state immediate e accese, con titoli di stampa che hanno parlato di un “abisso totale” nel modo di applicare il regolamento. A gettare ulteriore benzina sul fuoco è stato il commento di un altro ex arbitro, il quale ha fatto notare le similitudini con un episodio analogo verificatosi in una recente sfida tra Juventus e Inter. In quell’occasione, un contatto in area di gioco tra Thuram e Bonny, giudicato molto leggero, non ha portato all’annullamento di una rete, generando così un precedente che sembra in netto contrasto con la decisione presa ieri sera.
La Fiorentina in una crisi profonda
Per la Fiorentina, l’episodio arbitrale si inserisce in un contesto di difficoltà oggettive, che trascendono la singola decisione contestata. La squadra viola, come è stato sottolineato, dopo sette giornate di campionato non ha ancora collezionato una vittoria e, trovandosi all’ultimo posto in classifica, vive una situazione che è stata definita, non a torto, un “girone dantesco”. Aver già perso undici punti da posizioni di vantaggio costituisce un dato di per sé eloquente, che descrive una crisi di risultati e di fiducia, alla quale la controversia sul rigore concesso al Milan ha semplicemente aggiunto un ulteriore e amaro strato di delusione.
Il dibattito tecnico sulla continuità applicativa
Ciò che emerge con forza, al di là delle singole partite, è il tema della coerenza interpretativa. Avere due episodi molto simili, che però vengono risolti in maniera diametralmente opposta, solleva interrogativi ineludibili sull’utilizzo della tecnologia. Il Var, che dovrebbe uniformare i giudizi e garantire un’equità di fondo, rischia di produrre l’effetto contrario quando la sua applicazione appare oscillante. La richiesta di trasparenza, avanzata da tifosi e addetti ai lavori, si scontra dunque con la complessità insita nel giudicare l’intensità di un contatto o il movente di un fallo, elementi che le telecamere, per quanto sofisticate, possono mostrare ma non sempre rendere inequivocabili per chi le deve analizzare.




