Amanda Seyfried e il gioco della moda al Festival di Venezia
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mentre il Festival del Cinema di Venezia procede, il red carpet continua a essere un palcoscenico parallelo, a volte persino più vivace della selezione ufficiale. In una sfilata di tubini neri, che rischiava di appiattire l’originalità, Amanda Seyfried ha scelto di distinguersi, affidandosi all’inconfondibile estetica di Miuccia Prada. Un abito blu notte, impreziosito da un audace fiocco rosso, l’ha trasformata in una sorta di bambola di lusso, pronta per essere scartata: una scelta che, seppur calcolata, dimostra una volontà di giocare con i codici della moda senza prenderli troppo sul serio.
Tuttavia, non è solo il vestito a fare la differenza, bensì il modo di portarlo. C’è chi, osservando la sua andatura, ha fatto un paragone inaspettato con il cinema classico: se in «My Fair Lady» il professor Higgins insegnava a Eliza Doolittle il portamento regale, Amanda avanza sul red carpet con un’inconfondibile aria da cowboy, schiena in avanti e gomiti alzati, sollevando gli orli dell’abito come le donzelle dei saloon. Un contrasto stridente tra la raffinatezza dell’outfit e la disinvoltura quasi ribelle del suo incedere.
Ma la vera sorpresa della sua presenza al Lido non è stata solo estetica. In un gesto tanto semplice quanto efficace, Seyfried ha infranto un cliché ricorrente nel mondo dello spettacolo, condividendo lo stesso identico outfit – jeans scuro, camicia a righe e giacca blu – indossato pochi giorni prima da Julia Roberts. Non si è trattato di una semplice coincidenza, bensì di una scelta consapevole e solidale, compiuta in nome della sostenibilità e del rifiuto di un consumismo fine a se stesso.




