Debiti Inps e Inail, da oggi la strada della rateizzazione fino a 60 mesi
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Redazione Economia
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Un nuovo decreto, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 29 novembre 2025, ha dato concretezza operativa a una misura attesa da imprese e lavoratori autonomi in affanno finanziario. Il provvedimento, frutto della collaborazione tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e quello dell'Economia e delle Finanze, attua infatti quanto disposto dall'articolo 23 della legge n. 203 del 2024, aprendo la possibilità di frazionare il pagamento dei debiti contributivi e assicurativi in comode rate. Una svolta, questa, che mira a snellire gli oneri di chi è in difficoltà, offrendo un respiro finanziario senza ricorrere all'agente della riscossione, condizione posta come limite invalicabile dalla norma. L’intervento legislativo, che modifica il decreto-legge n. 338 del 1989, consente così a INPS e INAIL di strutturare piani di rientro per quei crediti, compresi gli accessori, che non siano già stati affidati per la cobranza coercitiva.
I requisiti per accedere al piano rateale
La disciplina, che troverà piena applicazione a partire dal 2026, stabilisce criteri precisi per poter presentare domanda. Possono accedere alla dilazione, della durata massima di sessanta mesi, i soggetti debitori i cui crediti non siano già stati formalmente affidati agli uffici della riscossione, come previsto dal comma 11-bis introdotto dalla legge del 2024. Si tratta di una condizione fondamentale, poiché esclude automaticamente dal beneficio tutte le posizioni già in mano all’esattore, per le quali restano valide le eventuali precedenti forme di concordato. La misura si rivolge quindi a una platea ben definita, intercettando le situazioni di difficoltà prima che sfocino in un procedimento esecutivo, con l’intento dichiarato di favorire la soluzione della crisi in via bonaria e la continuità dell’attività lavorativa o d’impresa.
Il meccanismo operativo e le modalità di domanda
Il decreto ministeriale del 24 ottobre 2025, entrato in vigore con la pubblicazione in Gazzetta, delinea il percorso amministrativo da seguire. I soggetti interessati dovranno presentare una specifica istanza agli enti creditori, INPS o INAIL, secondo le modalità che saranno rese pubbliche tramite i rispettivi canali istituzionali. Il piano di rateizzazione, una volta concesso, coprirà l’importo complessivo del debito, contributi, premi e relativi accessori, calcolati fino alla data di presentazione della domanda stessa. L’obiettivo del legislatore, come si evince dalla cornice normativa, è quello di fornire uno strumento flessibile ma al contempo rigoroso, che da un lato alleggerisca il carico immediato sul debitore e dall’altro garantisca la certezza del recupero dei crediti per l’erario e per gli istituti previdenziali.
Un contesto più ampio di sostegno alle attività
L’introduzione di questa nuova facoltà di rateizzazione non è un episodio isolato, ma si inserisce in un filone di interventi che, soprattutto dopo la pandemia, hanno cercato di temperare la rigidità del sistema della riscossione dei tributi e dei contributi. Pur evitando di creare automatismi o condoni, la norma offre una via d’uscita concordata a situazioni di temporanea illiquidità, che altrimenti rischierebbero di aggravarsi irrimediabilmente. Il fatto che la misura sia riservata a debiti non ancora in mano alla riscossione coercitiva ne delinea la natura preventiva, spingendo i soggetti in difficoltà a un dialogo tempestivo con gli enti, prima che la situazione degeneri. Una scelta, questa, che privilegia la composizione del contenzioso e la tutela del tessuto produttivo, preservando i diritti dei lavoratori che da quei contributi dipendono.




