Il terremoto giudiziario argentino scuote il Perugia, il presidente Faroni bloccato nel suo Paese
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Redazione Sport
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Un filo rosso di indagini penali, che si snoda tra presunti fondi neri, società off-shore e illeciti tributari, sta unendo drammaticamente le sorti del calcio argentino a quelle del Perugia. La scossa più recente, di magnitudo imprevedibile per le sorti societarie del club umbro, ha colpito direttamente il suo presidente, Javier Faroni, bloccato in Argentina dalle autorità locali. Come confermato da fonti giudiziarie citate dai principali media di Buenos Aires, all’imprenditore teatrale è stato notificato un provvedimento di divieto di espatrio, impedendogli di lasciare il Paese dopo un tentativo di volo verso l’Uruguay, dove risiede la sua famiglia. Una misura cautelare, decisa da un giudice federale, che si inserisce in un quadro investigativo ben più ampio e che vede Faroni figura di interesse per la sua posizione all’interno di una complessa inchiesta sul riciclaggio di ingenti somme di denaro.
Perquisizioni e i 42 milioni di dollari nel mirino
Parallelamente al provvedimento restrittivo, gli uomini della polizia federale argentina, su mandato del giudice Luis Armella, hanno fatto irruzione nella lussuosa abitazione di Faroni a Nordelta, esclusivo quartiere privato alle porte della capitale. L’obiettivo della perquisizione, come si apprende dagli atti, era reperire documentazione e elementi utili a ricostruire i flussi finanziari sospetti legati a una somma di 42 milioni di dollari. Secondo l’ipotesi accusatoria, quel denaro – dirottato su conti esteri – sarebbe transitato attraverso una società legata alla Federcalcio argentina (AFA) e formalmente rappresentata dalla moglie dello stesso presidente del Perugia. Un intreccio, questo, che lega indissolubilmente le vicende personali di Faroni al cosiddetto “caso AFA”, un vero e proprio scandalo che sta travolgendo la dirigenza del calcio sudamericano.
Il filo che conduce alla Federcalcio e all’imputazione di Tapia
La matrice dell’inchiesta, infatti, affonda le sue radici nelle attività della federazione calcistica argentina, da mesi sotto la lente d’ingrandimento della magistratura. In un procedimento separato ma logicamente connesso, il presidente della Federcalcio, Claudio “Chiqui” Tapia, e il tesoriere Pablo Toviggino sono stati formalmente imputati. Le accuse, che muovono da una denuncia dell’agenzia delle entrate, riguardano la mancata corresponsione all’erario di contributi previdenziali e tributi per un periodo di due anni. L’ammontare dei versamenti evasi, stando alle cifre rese pubbliche, supera i 19.000 milioni di pesos, equivalenti a circa tredici milioni di dollari, e include imposte sul valore aggiunto, sul reddito e contributi per i dipendenti. Una pratica sistematica, secondo gli inquirenti, che ha privato lo Stato di ingenti risorse tra il marzo del 2024 e il settembre del 2025.
Le ripercussioni immediate e lo scenario per il club
La situazione giudiziaria del presidente, che non può al momento rientrare in Italia per assumere la guida operativa della società, getta inevitabilmente un’ombra di incertezza sulla gestione quotidiana del Perugia Calcio. L’impossibilità di espatrio, unita al rischio di possibili sviluppi processuali, crea uno scenario di forte instabilità a poche stagioni dal cambio di proprietà, avvenuto nell’estate del 2024 con l’acquisto delle quote da Massimiliano Santopadre. Mentre le indagini in Argentina proseguono per accertare responsabilità e dinamiche dei flussi finanziari, la squadra umbra si trova a dover navigare in acque inedite e agitate, con la dirigenza costretta a operare a distanza in una fase delicatissima per la pianificazione sportiva ed economica.




