Ryanair investe a Rimini, è scontro con Bologna sui nuovi voli
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Redazione Economia
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Ryanair aprirà una nuova base operativa all'aeroporto Federico Fellini di Rimini nell'estate 2027, con un investimento da 200 milioni di dollari. L'annuncio, arrivato il 15 ottobre durante il TTG Travel Experience, ha però riacceso lo scontro con Bologna sulla distribuzione del traffico aereo in Emilia-Romagna. Il presidente dell'aeroporto Marconi, Enrico Postacchini, accusa la compagnia di trasferire capacità dal capoluogo alla Riviera, mentre il sindaco riminese Jamil Sadegholvaad invita a superare la rivalità tra gli scali e a costruire una strategia regionale condivisa.
La nuova base al Fellini e le accuse dell'aeroporto Marconi
Il piano della compagnia irlandese prevede due aeromobili basati stabilmente a Rimini, 17 rotte complessive e 114 voli settimanali. I collegamenti inediti saranno cinque, diretti a Dublino, Memmingen, Stoccolma, Tirana e Varsavia. L'offerta annunciata supera i 600mila posti in vendita, il doppio rispetto all'estate 2025, mentre le ricadute occupazionali indicate dal vettore riguardano oltre 500 posti di lavoro locali, compresi quelli per piloti e personale di cabina. Si tratta del più ampio programma di voli mai previsto dalla compagnia sullo scalo romagnolo, che per la prima volta entrerà nella sua rete di basi operative.
La reazione bolognese è arrivata poche ore dopo la presentazione del progetto. Postacchini ha contestato l'interpretazione dell'operazione come crescita aggiuntiva per il sistema aeroportuale regionale, sostenendo che i posti commercializzati sulla Riviera siano stati sottratti al Marconi. A sostegno della propria posizione ha citato il saldo dell'offerta Ryanair nella stagione invernale, giudicato invariato rispetto all'anno precedente. Secondo il presidente, il trasferimento di capacità comporta conseguenze anche per le attività economiche, l'occupazione e l'indotto del capoluogo. La sua contestazione riguarda dunque la distribuzione del traffico fra gli aeroporti, non soltanto l'apertura di nuovi collegamenti.
Alle critiche si è aggiunto Valerio Veronesi, presidente della Camera di commercio di Bologna, principale azionista della società che gestisce l'aeroporto cittadino. Veronesi ha parlato di una distorsione del mercato, accusando il meccanismo regionale di favorire Ryanair e di rafforzarne il potere contrattuale nei confronti degli scali. La presa di posizione ha allargato il confronto oltre i vertici aeroportuali, coinvolgendo direttamente la rappresentanza economica del territorio. Al centro delle obiezioni ci sono gli effetti della diversa fiscalità applicata alle strutture regionali e le condizioni nelle quali le compagnie decidono dove concentrare la propria offerta.
La tassa aeroportuale abolita dalla Regione divide gli scali
Alla base dell'investimento c'è la decisione della Regione, guidata da Michele de Pascale, di eliminare a partire dal gennaio 2026 il costo dell'addizionale municipale sui diritti d'imbarco negli aeroporti di Rimini, Forlì e Parma. Il tributo ammonta a 6,50 euro per passeggero. Per finanziare la misura sono stati stanziati 2 milioni di euro all'anno per un triennio, destinati agli scali che rientrano nei requisiti previsti. Bologna non beneficia dello stesso intervento. La scelta è stata motivata dall'amministrazione regionale con l'obiettivo di distribuire maggiormente i flussi e valorizzare le infrastrutture aeroportuali diverse da quella del capoluogo.
Il presidente della Regione ha rivendicato i risultati della politica adottata, definendo l'accordo un successo e sottolineando la rapidità con cui le compagnie hanno risposto alla riduzione dei costi. Già nel giugno scorso Ryanair aveva presentato un ampliamento delle attività nei tre aeroporti interessati dall'agevolazione, annunciando nove nuove rotte e una crescita del traffico. La stessa compagnia ha attribuito alla misura fiscale un ruolo determinante nelle proprie decisioni commerciali. L'amministratore delegato Eddie Wilson ha inoltre assicurato che il rafforzamento della presenza sulla costa non comporta un disimpegno verso lo scalo bolognese.
Il sindaco di Rimini chiede collaborazione e stop alla guerra dei cieli
Per Sadegholvaad, il potenziamento del Fellini rappresenta una buona notizia anche per Bologna. Il primo cittadino ha ricordato come negli ultimi trent'anni la cosiddetta guerra dei cieli abbia ostacolato accordi tra gli aeroporti e impedito la costruzione di una politica regionale omogenea. La proposta dell'amministrazione riminese punta invece sulla collaborazione, sulla programmazione degli investimenti e sulla ripartizione dei flussi in base alle vocazioni dei territori. Il sindaco considera questa impostazione un'occasione storica per rafforzare il ruolo dell'Emilia-Romagna come polo aeroportuale del Centro Italia, senza trasformare la crescita di uno scalo in uno scontro con gli altri.
Per la società di gestione AIRiminum, guidata dall'amministratore delegato Leonardo Corbucci, l'accordo segna un cambiamento anche negli obiettivi industriali dell'aeroporto. Il Fellini ha registrato 538.282 passeggeri nei primi nove mesi del 2026, con una crescita del 48,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Nel solo mese di settembre i viaggiatori sono stati 95.878, in aumento del 58,5%, con un coefficiente di riempimento degli aeromobili dell'87,5%. La società punta a superare il precedente primato annuale, risalente al 2011, e a raggiungere per la prima volta il milione di passeggeri.
La compagnia aerea ha intanto rilanciato una richiesta rivolta al Governo nazionale: eliminare l'addizionale municipale in tutti gli aeroporti italiani. Ryanair ha quantificato in 4 miliardi di dollari gli ulteriori investimenti che sarebbe disposta a realizzare in caso di abolizione del tributo su scala nazionale, indicando un programma comprendente 40 aeromobili aggiuntivi, 250 nuove rotte e oltre 15mila posti di lavoro entro il 2030. Sul piano commerciale, il vettore ha accompagnato l'annuncio della base romagnola con una promozione temporanea di biglietti a partire da 29,99 euro, acquistabili attraverso i propri canali di vendita.
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