Repubblica, il futuro tra attese e cessioni: il cdr chiede un piano chiaro alla nuova proprietà
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il passaggio di consegne è ormai formalizzato, e con l’ingresso del gruppo Antenna nell’orbita che fu di Exor, per la testata fondata da Eugenio Scalfari si materializza una discontinuità che il comitato di redazione ha scelto di affrontare con un atto di presenza, quasi un promemoria identitario: “Repubblica siamo noi”. L’affermazione, che richiama intenzionalmente la celebre definizione del fondatore riguardo al ruolo del giornalismo interno, è il perno del comunicato diffuso dai cronisti dopo la conclusione dell’operazione che ha trasferito la proprietà del giornale – insieme ad altri asset del gruppo Gedi – nelle mani dell’imprenditore greco Theodore Kyriakou. Un passaggio, questo, che i redattori non hanno voluto liquidare come un mero atto burocratico societario, rivendicando invece la necessità di essere ascoltati prima che vengano tracciate le linee del futuro.
La richiesta di un confronto immediato
La strategia del comitato di redazione si articola su due tempi distinti ma strettamente concatenati. Il primo è l’urgenza di un incontro con i nuovi vertici, finalizzato a ottenere chiarimenti puntuali sugli “annunciati piani di sviluppo del gruppo Gedi e della sua testata principale”. Non si tratta, secondo quanto si apprende dalla nota interna, di una richiesta rituale: i giornalisti vogliono vederci chiaro sugli assetti editoriali che la nuova proprietà intende adottare, consapevoli che il cambio di mano rappresenti un tornante cruciale per un quotidiano che ha costruito la propria influenza sulla capacità di interpretare il ceto medio riflessivo del Paese. Una volta ottenuto questo confronto – e solo a valle di esso – la redazione si riunirà in assemblea per valutare gli esiti e decidere le contromosse, con la dichiarata intenzione di tutelare i posti di lavoro e quella che viene definita “l’autonomia del giornale”.
Il quadro politico e le reazioni istituzionali
A fare da contrappunto alla vicenda societaria è intervenuto il sottosegretario all’editoria, Alberto Barachini, il quale ha letto l’operazione come un indicatore macroscopico di uno scenario più ampio. La cessione di due testate storiche come *Repubblica* e *la Stampa*, ha spiegato, non è un episodio isolato ma il “simbolo di quanto stia cambiando l’ecosistema e la professione giornalistica di conseguenza”. L’espressione utilizzata – “evoluzione vorticosa del panorama informativo” – lascia intendere come l’esecutivo, in questo caso attraverso le parole di chi sovrintende al comparto, consideri la transizione non solo un fatto imprenditoriale privato ma un fenomeno che impone una cornice di vigilanza, proprio per i mutamenti radicali che sta imprimendo al settore. Un richiamo, quello del sottosegretario, che si inserisce in un dibattito più ampio sulla sostenibilità dell’editoria tradizionale in un’epoca di riconfigurazione degli assetti.
Il nodo culturale di una proprietà ellenica
C’è un ulteriore elemento di complessità, che affiora nelle riflessioni meno ufficiali e che riguarda la dimensione culturale dell’operazione. La “nobile penisola ellenica”, culla della filosofia e dell’arte occidentale, non ha mai avuto un ruolo di primo piano nella cosiddetta galassia Gutenberg, ovvero nel sistema dell’editoria moderna e contemporanea italiana. Se si prova a immaginare la scena di qualche decennio fa, quando il giornale era ancora saldamente nella sfera di Carlo Caracciolo e di Scalfari, l’idea che il gioiello di famiglia potesse “parlare in greco” appariva non solo remota, ma concettualmente estranea alla natura stessa del prodotto editoriale. Oggi che questa evenienza si è concretizzata, la sfida per la nuova proprietà sarà quella di dimostrare come un investitore straniero, per quanto radicato in un contesto culturale prestigioso ma distante, possa interpretare le specificità di un quotidiano che per decenni ha rappresentato una voce distintiva del progressismo italiano. La redazione, nel frattempo, attende di vedere tradotto in numeri e strategie quello che finora è stato solo un cambio al vertice.




