Processo Regeni, lo Stato chiede 2 milioni di risarcimento. La legale della famiglia: "Hanno lottato a mani nude"
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Redazione Interno
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L'udienza di oggi, mercoledì 24 giugno, si è aperta con una richiesta formale da parte dell'Avvocatura dello Stato: due milioni di euro di risarcimento nei confronti dei quattro agenti dei servizi segreti egiziani imputati per il sequestro, le torture e l'omicidio del ricercatore friulano Giulio Regeni, avvenuto al Cairo dieci anni fa. La Presidenza del Consiglio dei ministri, tramite i propri legali, ha sostenuto in aula come il crimine abbia leso i diritti fondamentali dei cittadini italiani, garantiti dalla Costituzione anche oltre i confini nazionali.
La richiesta dell'Avvocatura e il danno alla collettività
Nel corso del suo intervento nell'aula bunker di Rebibbia, l'Avvocatura dello Stato ha ribadito che il delitto di Giulio Regeni non ha colpito soltanto il nucleo familiare della vittima, ma ha inferto un colpo profondo all'intero Paese.
La richiesta di due milioni di euro, avanzata nei confronti di Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, Sabir Tariq, Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Usham Helmi, si fonda sulla tesi secondo cui gli imputati, agendo in qualità di pubblici ufficiali, hanno compromesso la tutela della libertà e della sicurezza dei cittadini italiani all'estero, violando diritti costituzionalmente garantiti.
Le arringhe finali della difesa e la ricostruzione dei pm
Questa richiesta di risarcimento arriva a stretto giro di posta rispetto alle pesanti richieste di condanna formulate dalla Procura di Roma, che ha chiesto l'ergastolo per Sharif, ritenuto il principale responsabile materiale del sequestro e dell'omicidio, e pene fino a 17 anni e sei mesi di reclusione per gli altri tre imputati.
L'avvocata Alessandra Ballerini, legale di parte civile dei genitori di Giulio, Claudio e Paola Regeni, ha preso la parola in questa fase cruciale del processo, definendo la ricostruzione dei fatti operata dai magistrati come "eccezionale" e sottolineando come oggi il compito della difesa sia quello di portare il proprio punto di vista in aula.
La battaglia della famiglia: "A mani nude contro il regime"
Con parole cariche di umanità, la Ballerini ha descritto la sofferenza e la dignità della famiglia Regeni in questo decennio di battaglie giudiziarie e istituzionali, raccontando di una madre e un padre che "hanno lottato a mani nude contro il regime egiziano, senza mai perdere un briciolo di dignità". La legale ha voluto ribadire con forza la natura della vittima, chiarendo che Giulio "era un ricercatore, non una spia né un cospiratore", un ragazzo che si faceva delle domande e condivideva il tempo con gli amici, non uno che "se l'era andata a cercare".
"La famiglia non si è mai fatta contaminare dall'odio e non ha mai cercato vendette, ha sempre chiesto soltanto verità e giustizia", ha aggiunto Ballerini, richiamando l'attenzione sulla portata umana di un processo che, nelle sue parole, deve trasformare la sofferenza in giustizia.
La questione della mancata collaborazione egiziana
Un passaggio centrale dell'arringa della legale ha riguardato la mancata collaborazione delle autorità egiziane nel corso delle indagini, una criticità già sottolineata dal procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, durante la requisitoria del giorno precedente. Ballerini ha giudicato fondamentale che questa verità sia stata espressa "da quella voce", alludendo al ruolo istituzionale del procuratore.
"Ancora molti rappresentanti del nostro governo – ha affermato la legale – sostengono che il governo egiziano collabora tutte le volte che stringono le mani di qualche ministro o addirittura anche di Al Sisi. Il procuratore capo ha ribadito che non è così", ha concluso, smentendo di fatto le rassicurazioni fornite negli anni dai vertici politici italiani durante gli incontri con il governo del Cairo.




