Raoul Bova chiede 20 milioni di risarcimento: la battaglia legale che coinvolge vip e social
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Quello che poteva sembrare uno scandalo confinato ai salotti della cronaca rosa si è trasformato, in poche settimane, in un caso giudiziario complesso, con risvolti che toccano la privacy, il diritto d’autore e persino il cyberbullismo. Raoul Bova, dopo la diffusione degli audio privati che lo vedrebbero coinvolto in una relazione con la modella Martina Ceretti, ha deciso di passare al contrattacco legale, chiedendo un risarcimento da 20 milioni di euro. Una cifra che non riguarda solo Fabrizio Corona – il quale, attraverso il suo sito Falsissimo, ha pubblicato i contenuti – ma anche piattaforme social, testate giornalistiche e persino una nota conduttrice televisiva, accusata di aver contribuito alla viralità del materiale.
La vicenda, esplosa il 21 luglio, ha travalicato i confini del gossip per approdare nelle aule dei tribunali, con l’attore che ha sporto denuncia per violazione della privacy e diffusione illecita di dati personali. Gli audio, diventati in poche ore meme e strumento di marketing per brand come Ryanair e il Napoli Calcio, hanno scatenato un dibattito sull’etica della condivisione virale, mentre il Garante per la Protezione dei Dati Personali sta valutando possibili sanzioni.
A complicare il quadro ci sono le dichiarazioni di Federico Monzino, il giovane che avrebbe fornito a Corona i file compromettenti. Monzino, definendosi "tradito" da Ceretti, ha aggiunto nuovi tasselli alla storia, rivelando retroscena su chat e dinamiche personali che potrebbero avere implicazioni nel procedimento giudiziario. Intanto, Bova sostiene di essere vittima di un vero e proprio "sistema" orchestrato per danneggiare la sua immagine, citando minacce ricevute via WhatsApp e la scomparsa del suo telefono, fatto che alimenta sospetti di furto e manipolazione.




