Raoul Bova, un anno dopo lo scandalo: «La violazione della privacy non è mai accettabile. I social? Terreno per mercenari»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Le vicende che hanno segnato la vita privata e pubblica dell'attore vengono ripercorse in una lunga intervista, la prima concessa dopo il polverone mediatico che lo ha travolto. In un lungo faccia a faccia con il Corriere della Sera, l'attore romano rompe il silenzio a distanza di quasi un anno dallo scandalo che ha scosso la sua esistenza, tra la diffusione illecita di messaggi vocali privati, un tentativo di estorsione e la fine della relazione con Rocío Muñoz Morales.
L'occasione è la promozione del suo ultimo lavoro, "Greta e le favole vere", il nuovo film di Berardo Carboni, presentato in anteprima al Giffoni Film Festival e in arrivo nelle sale il prossimo 6 agosto. Ma è sulle pagine del magazine "7" che Raoul Bova ha scelto di raccontare come ha vissuto questo anno difficile, parlando senza filtri del dolore per la violazione della sua privacy e delle riflessioni maturate in questo periodo.
L'ombra della tentata estorsione e il ruolo dei media
La vicenda, come noto, ebbe inizio nell'estate del 2025, quando alcuni audio e messaggi privati, scambiati tra l'attore e una modella, vennero diffusi online dall'ex re dei paparazzi Fabrizio Corona, nel suo podcast "Falsissimo". A monte della diffusione, la Procura di Roma ha aperto un'inchiesta per tentata estorsione, ipotizzando che qualcuno abbia cercato di ricattare Bova minacciando di rendere pubbliche quelle conversazioni. Oggi, a un anno di distanza, l'attore ha voluto puntare il dito non solo contro chi ha commesso il reato, ma anche contro chi lo ha amplificato.
Secondo Bova, una parte della responsabilità di quanto accaduto ricade su quei media, anche quelli considerati più autorevoli, che hanno deciso di cavalcare la notizia. "Se c'è un reato e qualcosa che può danneggiare una persona viene cavalcata dai giornali che pubblicano la notizia...", ha affermato l'attore, sottolineando come, se esiste un'etica professionale, ci si dovrebbe accorgere che di fatto si sta "promuovendo un reato commesso da altri".
L'aspetto più amaro da digerire, ha confessato, è stato vedere "i miei messaggi diventare la cosa più importante da raccontare, a tutti i livelli sociali", trasformando un fatto privato in uno spettacolo pubblico.
Il peso dei social e la metafora dei "mercenari"
Uno dei passaggi più intensi dell'intervista è dedicato al ruolo dei social network e al loro impatto sulla società contemporanea. Bova ha tracciato un netto contrasto tra la sua giovinezza, vissuta senza queste piattaforme, e l'era attuale. "Quando ero ragazzo non c'erano i social, non c'era neanche questo meccanismo contorto, di poteri occulti, di guadagni facili, di aumento della popolarità a scapito di qualcun altro", ha ricordato.
Oggi, invece, ha definito i social come un vero e proprio "terreno per mercenari che vogliono un ritorno mediatico ed economico, anche a costo di rovinare la reputazione di qualcun altro". Per contrastare questa deriva, l'attore ha lanciato un appello a seguire l'esempio di paesi come l'Australia, che ha introdotto leggi per rendere pubblica l'identità degli utenti, obbligando così chiunque a rispondere delle proprie parole e azioni.
"La violazione della privacy non è mai accettabile", ha ribadito, paragonando il dolore provato a quando, da ragazzino, sua madre gli leggeva il diario, un gesto che lui stesso definisce come una forma di "violenza".
Il rapporto con i figli e il ritorno al lavoro
Non è mancato uno sguardo sulla sua vita familiare e sul rapporto con i suoi quattro figli, Alessandro Leon, Francesco, Luna e Alma. Bova ha descritto un legame basato sul dialogo aperto e sul confronto, lontano da qualsiasi forma di autoritarismo. "Con loro ho un rapporto molto aperto, discutiamo, ci diciamo le cose che non vanno. Io non sono mai stato tra quelli che si mettono a dispensare consigli di vita, non salgo in cattedra per dire come si fanno le cose".
Parlando del film che lo vede protagonista, "Greta e le favole vere", in cui interpreta un padre messo in discussione dalla figlia adolescente e dalle sue battaglie ambientaliste, l'attore ha colto l'occasione per esprimere la sua fiducia nelle nuove generazioni. "I giovani di oggi sono un esercito di nuovi sognatori che può combattere con armi morali e un senso di responsabilità che noi non avevamo", ha dichiarato.
"Una pausa come benedizione"
A 54 anni, Raoul Bova si descrive come un uomo in continua evoluzione, un "work in progress" che è il frutto di tutto ciò che ha vissuto: successi, errori, gioie e dolori. Di fronte alle critiche e ai giudizi che hanno cercato di etichettarlo, l'attore ha rivendicato il diritto a gestire la propria identità al di là dello sguardo altrui. "Se la gente crede che io sia in un modo piuttosto che in un altro, non posso farci niente. L'unica responsabilità che ho è verso le persone che amo", ha concluso.
Proprio questo periodo di stop forzato, che poteva apparire come una crisi, è stato invece da lui vissuto come una necessaria pausa dalla ribalta. "Mi sono preso una pausa da tutto", ha raccontato, definendola "una benedizione", un momento per fermarsi, vivere la vita e occuparsi davvero di ciò che conta, lontano dal clamore mediatico.




