Raoul Bova querela Fabrizio Corona per violazione della privacy e diffamazione

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La vicenda che vede protagonista Raoul Bova e Fabrizio Corona si arricchisce di un nuovo capitolo giudiziario, dopo che l’attore ha formalizzato una querela per «illecita diffusione di dati personali» e per le frasi «infondate, umilianti e ingiustificatamente aggressive» attribuite all’ex paparazzo. La mossa arriva a pochi giorni dalla denuncia presentata dall’avvocata Annamaria Bernardini de Pace, ex suocera di Bova, che aveva già accusato Corona di diffamazione per la pubblicazione di un presunto audio privato.

Al centro della bufera mediatica ci sono i messaggi scambiati tra Bova e la modella Martina Ceretti, 23enne, che sarebbero finiti nelle mani di Corona attraverso Federico Monzino, amico della giovane. L’ex fotografo ha utilizzato quel materiale durante l’ultima puntata di Falsissimo, sostenendo che tra l’attore e la Ceretti ci sarebbe stata una relazione durata oltre due anni. Una ricostruzione che Bova contesta fermamente, definendola non solo falsa ma anche lesiva della sua reputazione e della sua vita privata.

«Rocío la difendo io», ha replicato Corona, riferendosi all’ex moglie di Bova, Rocío Muñoz Morales, dopo le accuse mosse dall’avvocata Bernardini de Pace. Ma la risposta dell’attore non si è fatta attendere: oltre a smentire ogni addebito, ha scelto la via legale per contrastare quella che considera una strumentalizzazione a scopo di lucro. David Leggi, legale di Bova, ha ipotizzato due reati: diffamazione e violazione della normativa sulla privacy, quest’ultima aggravata dalla finalità economica che avrebbe spinto Corona a divulgare i contenuti.

La querela sottolinea come la pubblicazione degli audio e dei messaggi privati abbia esposto Bova a un’ondata di critiche e di giudizi spesso basati su presupposti non verificati. Se da un lato Corona insiste nel presentarsi come paladino della verità, dall’altro la difesa dell’attore ribadisce che la divulgazione di informazioni riservate – al di là della loro attendibilità – costituisce un illecito punibile per legge.

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