Nuovi programmi al liceo, addio alla geostoria mentre l’intelligenza artificiale entra in cattedra
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Redazione Interno
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Il ministero dell’Istruzione e del merito, guidato da Giuseppe Valditara, ha licenziato il testo delle nuove Indicazioni nazionali destinate ai licei, un documento che – come spiegano da viale Trastevere – non si limita a una semplice ripulita dei vecchi programmi, ma rappresenta un ripensamento strutturale della funzione formativa del secondo ciclo. La bozza, predisposta dalla commissione guidata da Loredana Perla, è stata messa ufficialmente in consultazione, e per la prima volta verrà inviata anche ai rappresentanti delle Consulte studentesche. L’adozione definitiva, ha assicurato il ministro, avverrà soltanto al termine di questo percorso di ascolto che coinvolge il mondo della scuola.
La fine della geostoria e il ritorno all’autonomia di storia e geografia
La novità forse più rilevante riguarda la scomparsa della cosiddetta “geostoria” nel primo biennio: quella che era una disciplina integrata cede il passo alla separazione netta tra storia e geografia, ciascuna delle quali recupera la propria specificità metodologica e – nel caso della geografia – persino manuali propri. La prima estende il proprio arco temporale fino a includere la svolta cinese e i nuovi equilibri geopolitici, con una scansione che, pur partendo dal nucleo euro-occidentale, si apre progressivamente agli scenari globali. La centralità attribuita alla storia dell’Italia e dell’Occidente – e su questo punto il ministero anticipa le critiche – non va intesa come un ripiegamento provinciale, bensì come il riconoscimento di quell’eredità universale (la statualità, i diritti della persona, i fondamenti della ricerca scientifica) che quella tradizione ha consegnato al mondo moderno.
Matematica ripensata, l’errore diventa una risorsa e arriva l’IA
Anche l’insegnamento della matematica subisce una revisione profonda, che non si accontenta di riordinare i nuclei tematici ma ne ridisegna la funzione intellettuale. Le tecniche restano, certo, ma cessano di essere il fine ultimo per diventare strumenti al servizio della comprensione di concetti, modelli e decisioni; in altre parole, per esercitare quella cittadinanza attiva e critica che costituisce l’obiettivo finale del percorso liceale. Tre sono le innovazioni strutturali: l’errore viene riconosciuto come parte integrante e anzi feconda del lavoro intellettuale – non più uno stigma da evitare –, l’intelligenza artificiale fa la sua comparsa ufficiale nei programmi (affidando proprio alla matematica il compito di fornire il linguaggio e i concetti base dei sistemi di AI) e, infine, al quinto anno viene introdotto uno spazio di approfondimento in cui lo studente possa connettere la disciplina alla scienza, alla storia delle idee o ai propri interessi personali.
L’intelligenza artificiale come oggetto critico, non solo come strumento
In attuazione della Legge 132/2025 e dell’AI Act europeo, l’intelligenza artificiale entra nei licei non come ennesimo gadget tecnologico da subire passivamente, ma come territorio critico da governare. L’obiettivo dichiarato è formare una coscienza digitale capace di distinguere tra la simulazione algoritmica – la doxa – e il sapere validato – l’epistéme. L’IA viene quindi concepita al tempo stesso come oggetto di studio e come dispositivo metodologico: gli studenti impareranno a usarla consapevolmente, ma anche a interrogarla, a riconoscerne i limiti e a tutelare i confini della propria libertà intellettuale. Il pensiero matematico e il pensiero critico diventano le due leve attraverso cui la scuola presidia l’autonomia del soggetto nell’era degli algoritmi; l’obiettivo, insomma, non è addestrare i ragazzi all’uso degli strumenti digitali, quanto piuttosto formarli a governarli con piena consapevolezza.
Lettura, filosofia ed educazione relazionale: gli altri pilastri della riforma
Il rilancio della lettura come pratica identitaria rappresenta uno dei fili rossi delle nuove Indicazioni. Lo scopo dell’insegnamento letterario – si legge nel documento – è che gli studenti prendano gusto alla lettura e che da essa ricavino strumenti per capire meglio se stessi e il mondo. Leggere i classici, insomma, non dev’essere un atto di deferenza verso il canone, ma un modo per capire da dove si viene, cosa si pensa e cosa si desidera. Anche la filosofia assume una doppia caratterizzazione: da un lato è pratica concreta, esercizio di riflessione e argomentazione; dall’altro consegna un sapere storico e teorico fatto di autori e testi da approfondire. Le due dimensioni non si escludono, ma si integrano nella formazione di studenti capaci di argomentare una tesi anche in forma scritta. Infine, in continuità con la scuola del primo ciclo, viene dedicato ampio spazio all’educazione emotiva e relazionale, nonché al contrasto di ogni forma di violenza e discriminazione: il rispetto non è presentato come una semplice norma da rispettare, ma come una disposizione da coltivare, presupposto etico che precede e fonda l’agire civile.




