Il ruggito di Modric: il nuovo Milan ha il suo faro

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’urlo liberatore di Luka Modric, inginocchiato a centrocampo con i pugni serrati verso il cielo al fischio finale, non è stato semplicemente la celebrazione di una vittoria, seppur significativa, contro il Napoli. Quell’immagine, di una potenza simbolica trascendente il singolo risultato, rappresenta piuttosto la perfetta sintesi di uno spirito rinato, di una smania di tornare a competere per lo scudetto che i rossoneri stanno costruendo pezzo dopo pezzo. In quel gesto, che ha seguito una prestazione di intensità e qualità superlative, si è materializzata l’anima di un progetto che punta a unire la grinta alla classe, mostrando come l’esperienza di un fuoriclasse assoluto possa diventare il catalizzatore per l’intero gruppo.

Un centrocampo con un nuovo centro di gravità

L’arrivo del croato, unito all’innesto del prezioso Adrien Rabiot, ha infatti permesso al tecnico Massimiliano Allegri di disporre finalmente di un centrocampo dotato di un centro di gravità permanente, qualcosa che mancava da tempo. La discussione, spesso infuocata, sulle capacità del coach toscano di far esprimere un gioco brillante alle sue squadre perde di significato quando in mezzo al campo viene a mancare la necessaria dose di talento. Ora, con un regista della stoffa di Modric, lo stesso Allegri ha potuto mostrare un volto diverso della sua squadra, unendo con convinzione l’equilibrio difensivo al palleggio controllato, le transizioni rapide alla copertura metodica degli spazi.

Una prestazione da leader oltre il talento

La sua gara contro il Napoli è stata l’esempio più lampante del valore aggiunto che un campione del suo calibro porta in campo, andando ben oltre il mero contributo tecnico, pur enorme. In una partita dove il Milan è stato costretto a rimanere in dieci uomini per oltre quaranta minuti, la prestazione del croato ha finito per offuscare persino quella del talentuoso Kevin De Bruyne. Modric, con una classe che appare innata, è diventato il punto di riferimento, colui che gestisce i ritmi e detta la linea.

L'esempio che forgia l'identità del nuovo Milan

A rendere tutto ancora più significativo è l’età anagrafica del croato, che a ben quarant’anni suonati ha interpretato il ruolo di un mediano instancabile, l’immagine stessa di una squadra feroce e affamata. Il suo esempio, per i compagni, è diventato un motore inesauribile: vederlo rincorrere un avversario nel finale di gara costituisce un monito e uno stimolo per tutti. È questa la sua eredità più grande, che va ben al di là di un assist o di un dribbling, e che sta forgiando l’identità del nuovo Milan.

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