Mancini bis, il Corriere della Sera avverte il ct: «Ha molto da farsi perdonare»

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Redazione Salute Redazione Salute   -   A poche ore dall'esordio dell'Italia in Nations League contro il Belgio, il Corriere della Sera affonda la lama su Roberto Mancini. Il quotidiano milanese, in un editoriale affidato a Fabrizio Roncone, chiede al commissario tecnico «molto di più che battere il Belgio»: la richiesta, si legge, è quella di ritrovare un'identità smarrita e di far dimenticare «lo strazio del dopo Zenica».

Il ritorno sulla panchina azzurra, secondo il Corsera, porta con sé un «peccato originale» che non può essere ignorato: la fuga notturna verso i «dollari del deserto», come la definisce l'editorialista, rappresenta una macchia che l'Europeo vinto nel 2021 non è riuscito a cancellare del tutto.

Un ritorno senza copertura

Il quadro che emerge dall'editoriale è quello di un tecnico solo. Malagò, l'uomo che ha voluto fortemente il ritorno di Mancini dopo «il tragico pasticcio Maldini-Pirlo», è finito nel mirino di una guerra di potere che vede coinvolti il ministro per lo Sport Andrea Abodi e quello dell'Economia Giancarlo Giorgetti. L'obiettivo dichiarato è il commissariamento della Federcalcio, aggrappandosi a un vizio di forma: il mancato tesseramento al momento della candidatura alla presidenza Figc.

Una battaglia che, secondo il Corriere, indebolisce l'istituzione e lo stesso ct, il quale si ritrova esposto senza la protezione politica che aveva accompagnato la sua investitura.

Lo spettro del precedente Lippi

Il richiamo alla storia non gioca a favore del Mancini bis. L'unico precedente moderno di un allenatore tornato sulla panchina azzurra dopo averla lasciata, si ricorda nell'editoriale, è quello di Marcello Lippi verso il Mondiale 2010: un ritorno che si concluse con un'amara delusione. Il Corriere non nasconde il proprio scetticismo: il ct «ha molto da farsi perdonare», ma resta «uno dei soli cinque allenatori ad aver vinto in azzurro» e la strada per risollevare le sorti della Nazionale dovrebbe conoscerla.

La sua Italia multietnica viene definita «intrigante», con giovani che danno entusiasmo, ma a trascinare dovranno essere i più esperti, come nel 2021 lo sono stati Chiellini e Bonucci, Jorginho e Verratti.

L'Olimpico e il disertore eccellente

Sullo sfondo della serata romana, i numeri raccontano di un Olimpico tiepido. Poco più di 39mila i biglietti venduti fino a poche ore dal calcio d'inizio, un dato che la dice lunga sull'entusiasmo che circonda questo ritorno. La politica, dal canto suo, diserta in massa la tribuna: gli unici annunciati sono il ministro Abodi e quello del Made in Italy Urso, una diserzione che il Fatto Quotidiano legge come un segnale eloquente di presa di distanza da Malagò e dalla sua gestione.

Il ct, intanto, è costretto a fare i conti con un tabù che nel calcio non sempre si infrange: mai tornare nei posti dove si è stati felici, recita il vecchio detto, e il precedente di Lippi sembra dargli ragione.

Le richieste della vigilia

Il Corriere della Sera non si limita a criticare il passato. Nello stralcio della vigilia, il quotidiano alza l'asticella: «Chiediamo anche di farci dimenticare lo strazio del dopo Zenica. I mesi che avrebbero dovuto sancire la nostra rinascita, attraverso riforme e progetti, sono trascorsi invano. Siamo rimasti al punto di partenza con sempre più stranieri in serie A e una federazione che potrebbe essere presto commissariata». Parole pesanti, che arrivano a poche ore da una partita che, per molti versi, vale più di una semplice vittoria.

Mancini resta baldanzoso nelle dichiarazioni pubbliche, ma i tifosi hanno poca pazienza e il tempo a disposizione del ct, scrive il Corsera, è già agli sgoccioli.

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