Il messaggio di Papa Leone XIV per i 150 anni del Corriere della Sera
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un filo rosso che dal 1876 arriva dritto fino ai nostri giorni, un legame sottile ma resistente che tiene insieme le pagine ingiallite degli archivi e lo schermo di un cellulare su cui scorrono le notifiche dell’ultima ora. È il centocinquantesimo anniversario del Corriere della Sera, e a sancire la profondità di questo legame con il Paese è arrivato, nelle scorse ore, un messaggio straordinario: Papa Leone XIV ha voluto indirizzare una lettera al direttore Luciano Fontana per celebrare il traguardo del quotidiano fondato a Milano da Eugenio Torelli Viollier. Non si tratta, però, del semplice e formale augurio di circostanza che ci si potrebbe aspettare. Il Pontefice, nella sua missiva, ha voluto piuttosto sottolineare come la storia della testata sia, da un secolo e mezzo, un elemento inscindibile da quella nazionale; un intreccio profondo che ha visto la carta stampata farsi veicolo, giorno dopo giorno, non soltanto della nuda cronaca ma anche della circolazione di quelle idee e di quella cultura che rappresentano il fermento vitale di ogni società che cresce e si trasforma. Un riconoscimento, il suo, che arriva mentre il giornale si appresta a vivere il momento clou dei festeggiamenti, con un evento che si annuncia storico.
La Scala come palcoscenico di un secolo e mezzo di storia
Sarà il Teatro alla Scala di Milano, con i suoi lampadari di cristallo e i suoi velluti rossi, a fare da cornice, nella mattinata di oggi, all’apertura ufficiale delle celebrazioni. Un luogo simbolico, se ce n’è uno, per un giornale che di quella musica e di quegli artisti ha sempre raccontato le gesta, dalla bacchetta di Toscanini fino ai direttori contemporanei. E a suggellare l’importanza dell’avvenimento, tra il pubblico ci sarà anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a testimoniare il ruolo quasi istituzionale che il quotidiano ha ricoperto nel raccontare le trasformazioni, le gioie e i dolori del Belpaese. Sul palco, le attrici Cristiana Capotondi e Serena Rossi daranno voce ad alcune delle firme più prestigiose che hanno attraversato via Solferino: da Eugenio Montale a Pier Paolo Pasolini, da Oriana Fallaci a Indro Montanelli, le loro parole torneranno a riecheggiare tra i palchi, mescolandosi alle note dell’Orchestra della Scala diretta da Alexander Soddy, che eseguirà brani tratti dalla Norma di Bellini e dal Götterdämmerung di Wagner. Un programma denso, che alterna la memoria del passato alla proiezione verso il futuro, come ha tenuto a sottolineare lo stesso direttore Fontana, parlando di un giornale che da tempo non è più solo un prodotto cartaceo ma un sistema informativo complesso e articolato, capace di raggiungere i suoi lettori – e sono oltre 750mila gli abbonati digitali – attraverso siti web, newsletter e applicazioni, mantenendo però inalterato il principio cardine della qualità e della verifica dei fatti.
Voci dalla redazione e il ricordo di un'emozione antica
A rendere ancora più vivido il racconto di questa lunga avventura ci si mettono anche le voci di chi in quella redazione ci lavora e ci ha lavorato. Ferruccio de Bortoli, presidente della Fondazione Corriere della Sera e già direttore per due diversi periodi, presenterà in anteprima il docufilm “150 anni Corriere della Sera. Il racconto dell’Italia”, un viaggio per immagini che dal 7 marzo arriverà nelle sale cinematografiche di tutta la penisola con la voce narrante di Neri Marcorè. Un modo per ripercorrere non solo la storia del giornale, ma quella di un'intera nazione attraverso i suoi editoriali e i suoi reportage più celebri. E poi ci sono le storie personali, quelle che trasformano un luogo di lavoro in qualcosa di più. Massimo Gramellini, vicedirettore, ha affidato a un ricordo personale l’emozione di quel primo ingresso in via Solferino, lo stupore nel salire quella scalinata circondato dalle fotografie di Moravia, Montale e Pasolini, per poi scoprirsi, una volta arrivato in cima, parte di qualcosa di più grande. Una sensazione, quella di sentirsi un nano di fronte a giganti, che molti colleghi condividono e che restituisce l’idea del peso e della responsabilità che significa scrivere su un quotidiano che ha fatto la storia del giornalismo italiano, dove anche solo firmare una rubrica in prima pagina, come racconta Gramellini, dà la sensazione di parlare dalla cima di una montagna.
Un anno di iniziative tra edicola, libri e nuove tecnologie
L’evento alla Scala, per quanto centrale, rappresenta soltanto il primo atto di un anno intero di celebrazioni che il Corriere della Sera ha messo in cantiere per condividere questo traguardo con i suoi lettori. Già da oggi, in edicola con il quotidiano, sarà possibile trovare il volume da collezione “Il mio Corriere della Sera”, trecento pagine che raccolgono gli auguri e gli aneddoti di oltre centocinquanta personalità del mondo della cultura, dello spettacolo, dello sport e dell’economia, ma anche di lettori comuni che hanno voluto condividere un ricordo legato al giornale. E proprio per permettere a tutti di rivivere i momenti cruciali della storia patria attraverso lo sguardo della cronaca, dal 12 marzo prenderà il via una collezione di copie anastatiche delle edizioni storiche più significative, che usciranno ogni giovedì in edicola. Un'operazione nostalgia, se vogliamo, ma che guarda anche avanti: sul sito del Corriere è già attivo un hub digitale dedicato all’anniversario, con podcast, video e una serie tv in dieci puntate curata dal vicedirettore Venanzio Postiglione, che dalla storica Sala Albertini guiderà gli utenti in un viaggio nel giornale di ieri, di oggi e di domani, dimostrando come la tradizione possa convivere con l’innovazione più spinta. Urbano Cairo, presidente e amministratore delegato di RCS MediaGroup, ha ricordato con emozione il suo ingresso in via Solferino dieci anni fa, sottolineando l’impegno suo e di tutta la casa editrice affinché questo patrimonio, in un’epoca di trasformazioni così profonde e veloci, continui a vivere e a innovarsi senza mai smarrire il legame con la propria storia e con quel riconosciuto ruolo pubblico che da sempre contraddistingue il quotidiano.




