Il secolo e mezzo del Corriere della Sera tra le voci del fondatore, dell’editore e del papa

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sarà un ritratto di famiglia, hanno spiegato, ma con lo sguardo proiettato verso i prossimi cinquant’anni. Il Corriere della Sera si appresta a celebrare il suo centocinquantesimo anniversario, e lo fa richiamando idealmente lo spirito con cui Eugenio Torelli Viollier lanciò il primo numero, quel 5 marzo del 1876 venduto dagli strilloni nelle strade di Milano. La frase con cui il fondatore apostrofava i lettori, quel «Pubblico, vogliamo parlarti chiaro» che suonava come un manifesto programmatico, è stata ripresa dal direttore Luciano Fontana per sintetizzare il senso di un traguardo che non vuole essere solo commemorativo. Il giornale, nato con trentamila lire di capitale e tre soli redattori, si prepara a vivere le celebrazioni ufficiali con un evento al Teatro alla Scala, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per ripercorrere quella che ormai è a tutti gli effetti una storia nazionale, fatta di inchieste, firme prestigiose e trasformazioni sociali raccontate giorno dopo giorno.

L’epopea rosa e le firme che hanno fatto la storia

Quando la Corsa Rosa vide la luce nel 1909, il quotidiano di via Solferino girava per le case degli italiani già da oltre trent’anni, e non c’erano televisioni a mostrare le gesta dei campioni. Fu così che il Giro d’Italia divenne, nell’immaginario collettivo, un grande romanzo scritto a pedali, un’epopea che deve la sua aura leggendaria alle penne raffinate dei giornalisti inviati al seguito. Se oggi parliamo di quel «racconto dell’Italia scritto sull’asfalto» o di «caposaldo del romanticismo popolare», lo si deve a tutti quei cronisti, scrittori e talvolta poeti che trasformarono una gara ciclistica in un fenomeno culturale, intrecciando la fatica degli atleti con il paesaggio e le trasformazioni di un Paese che imparava a conoscersi attraverso le pagine dei quotidiani. Quella tradizione, fatta di una scrittura capace di elevare il dato sportivo a documento antropologico, rappresenta una delle eredità più preziose che la testata si porta dietro.

L’editore, la passione familiare e il ruolo pubblico

Urbano Cairo, editore del giornale dal 2016 e presidente di RCS MediaGroup, non nasconde l’emozione nel trovarsi dall’altra parte della barricata, lui che da ragazzo sognava di fare l’imprenditore ma che custodiva, in modo quasi silenzioso, anche un altro desiderio: quello di avere un ruolo nella storia del quotidiano che aveva ereditato dal nonno Mario. La familiarità con cui racconta di quel rito quotidiano, la lettura attenta del giornale dalla prima all’ultima pagina, restituisce la misura di un legame che precede l’acquisizione industriale. Da quando ha varcato la soglia di via Solferino, ha sempre sottolineato come la sua intenzione fosse quella di garantire investimenti e indipendenza, operazione che è passata anche attraverso il riacquisto dello storico stabile di via Solferino 28, quel palazzo progettato da Luca Beltrami che per generazioni di giornalisti è stato molto più di un semplice luogo di lavoro.

La dimensione umana al tempo della tecnologia

Tra i messaggi giunti alla redazione per l’importante anniversario, spicca quello di papa Leone XIV, che ha voluto sottolineare come da centocinquant’anni la storia del Corriere sia indissolubilmente intrecciata a quella dell’Italia. Il pontefice, in una lettera indirizzata al direttore Fontana, ha parlato del ruolo della carta stampata come veicolo di diffusione non soltanto di notizie, ma di idee e di cultura intesa come fermento vivo della società. Un passaggio, quello contenuto nel messaggio papale, che richiama l’attenzione sulla necessità di proteggere e coltivare la dimensione umana, soprattutto in un’epoca di trasformazioni tecnologiche profonde come quella che stiamo vivendo. La testata, del resto, ha sempre cercato di mantenere quella promessa di onestà e obiettività che Torelli Viollier affidò al primo numero, quella volontà di non essere un semplice organetto con poche suonate ma uno strumento per permettere ai lettori di farsi una propria idea, senza elmetti in testa né faziosità.

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