Il certificato di nascita di Torelli Viollier e la festa alla Scala per i 150 anni del Corriere
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il traguardo delle centocinquantacinque primavere, che il Corriere della Sera si appresta a celebrare domani, non è soltanto una ricorrenza aziendale o un semplice giro di boa nel calendario editoriale, bensì un passamento che coinvolge l’intera storia nazionale, intrecciandosi inestricabilmente con le trasformazioni sociali, le guerre, le conquiste civili e le metamorfosi culturali del Paese dal lontano 1876 a oggi; un anniversario che l’Archivio di Stato ha voluto sottolineare con un gesto dal forte valore simbolico, pubblicando online il certificato di nascita del fondatore e primo direttore, Eugenio Torelli Viollier, quel documento napoletano del 27 marzo 1842 — “Numero d’ordine duecentodiciannove” — che attesta la venuta al mondo del garzone di libreria destinato a creare il quotidiano che avrebbe raccontato l’Italia agli italiani e, spesso, l’Italia al mondo.
L’apice delle celebrazioni, come da tradizione per i momenti piú alti della vita culturale milanese, si consumerà nel tempio laico della Scala, dove domani mattina, alle undici e trenta, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella presenzierà all’evento intitolato “Corriere 150 anni. La libertà delle idee”, una cerimonia che vedrà fondersi, quasi in un’alchimia notturna capovolta — perché solitamente i due spiriti della città, quello del teatro e quello del giornale, si incontravano al buio, tra i palchi e le rotative — le note dell’orchestra diretta da Alexander Soddy con le letture di Cristiana Capotondi e Serena Rossi, impegnate a dar voce alle firme che hanno costruito l’identità del foglio: da Pier Paolo Pasolini a Eugenio Montale, in un contrappunto di testimonianze che vedrà tra i protagonisti anche il presidente di Fondazione Corriere, Ferruccio de Bortoli, e il primo cittadino Giuseppe Sala insieme al sovrintendente Fortunato Ortombina e all’editore Urbano Cairo, il quale ha ricordato come l’emozione di varcare la soglia di via Solferino, da semplice lettore prima ancora che da proprietario, rappresenti la realizzazione di un sogno d’infanzia.
La memoria restituita attraverso le pagine dell’archivio
Non solo musica e parole dal palcoscenico, perché il compleanno del giornale si materializza soprattutto nella carta stampata, in edicola con una copia anastatica gratuita del primissimo numero — quello del 5-6 marzo 1876, quando Torelli Viollier prometteva ai lettori che non sarebbe stato “un giornale organetto che ha solo due suonate” — e con un ricco supplemento di trecento pagine, intitolato Il mio Corriere della Sera, dove si raccolgono gli auguri e gli aneddoti di personalità delle istituzioni, della cultura e dello sport, un mosaico di ricordi personali che si intrecciano con le pagine memorabili della storia italiana, in un flusso di coscienza collettiva che restituisce il senso profondo di un legame durato un secolo e mezzo. Accanto a questo, il magazine *7*, diretto da Barbara Stefanelli, ha confezionato un numero monografico che pesca a piene mani dall’oceano dell’archivio storico — sei chilometri e seicentomila metri lineari di memoria — proponendo cinquanta articoli scelti come snodi fondamentali di un racconto che è insieme giornalistico e civile: vi si trovano, tra gli altri, il grido di Gaetano Afeltra che dalla redazione di via Solferino lancia le copie del giornale che annunciano la caduta del fascismo, la Superga raccontata da Dino Buzzati, i dolori di Fausto Coppi colti da Egisto Corradi, il “Livio, che male sento” del campione morente, fino all’intervista a Paolo VI firmata da Alberto Cavallari e all’inchiostro ancora caldo di Oriana Fallaci e Tiziano Terzani sull’11 settembre.
Il racconto per immagini e la memoria del fondatore
L’operazione di recupero della memoria non si ferma alle edizioni celebrative, ma si allarga al grande schermo con il docufilm “150 anni Corriere della Sera. Il racconto dell’Italia”, prodotto da Fondazione Corriere con la voce narrante di Neri Marcorè e la regia di Simona Risi, che sarà presentato in anteprima al cinema Anteo prima di approdare in quaranta sale italiane a partire dal 7 marzo, ripercorrendo attraverso materiali d’archivio, testimonianze autorevoli e contributi di intellettuali e protagonisti della vita culturale — da Francesco Battistini a Dacia Maraini, da Paolo Mieli a Giovanni Bazoli — l’evoluzione del quotidiano dalla fondazione ai giorni nostri, in un intreccio tra storia del Paese e storia del giornalismo che restituisce la complessità di un’impresa durata generazioni. Nel frattempo, l’atto di nascita di Torelli Viollier, reso pubblico dall’Archivio di Stato, riporta alla luce dettagli suggestivi di un’epoca lontana: quel documento compilato a mano, con la grafia fitta e gli inchiostri svaniti, dove si legge della dichiarazione di don Francesco Paolo Torelli, proprietario trentenne domiciliato allo Strada Purgatorio numero quarantotto, che presenta un maschio nato da Josephine Viollier, trentaquattrenne, restituisce la concretezza di un'origine piccolo-borghese e napoletana, lontana anni luce dalle stanze del potere che il suo giornale avrebbe frequentato, quasi a suggellare una vocazione popolare e al tempo stesso autorevole che il Corriere non ha mai del tutto abbandonato.




