Il Corriere della Sera spegne centocinquantacinque candeline e si racconta tra passato e futuro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non è soltanto un compleanno, quello che il Corriere della Sera si appresta a celebrare domani, ma piuttosto l’occasione per ripercorrere un legame inscindibile con la storia d’Italia, un intreccio che dal lontano 5 marzo 1876 arriva fino ai nostri giorni, passando attraverso guerre, trasformazioni sociali e rivoluzioni tecnologiche. L’evento clou, intitolato “Corriere 150 anni. La libertà delle idee” e in programma domattina al Teatro alla Scala di Milano, vedrà la partecipazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a sottolineare – se mai ce ne fosse bisogno – il ruolo di istituzione civile assunto dal quotidiano nel corso dei decenni. Sarà una matinée speciale, in un orario, le undici e mezza, che per generazioni di giornalisti ha rappresentato l’inizio della riunione di redazione, e che quest’anno si trasforma in un rito laico aperto alla città, con la musica dell’Orchestra del Teatro alla Scala diretta da Alexander Soddy e le letture di Cristiana Capotondi e Serena Rossi, le quali presteranno la voce ad alcune delle firme più celebri che hanno popolato le pagine del giornale.

L’attuale direttore, Luciano Fontana, ha voluto rimarcare come, in un secolo e mezzo di vita, la testata si sia evoluta in un media multipiattaforma senza però mai tradire la sua essenza più profonda, quella ricerca di fatti verificati e di un racconto obiettivo che già animava il fondatore Eugenio Torelli Viollier quando, nel primo numero, prometteva di parlare chiaro ai lettori senza suonare sempre la stessa musica. Ed è proprio a quello spirito originario che si guarda per affrontare le sfide presenti, forti di un archivio storico che si estende per chilometri lineari e che rappresenta un oceano di memoria dal quale attingere per interpretare la complessità del mondo. Urbano Cairo, editore e presidente di RCS MediaGroup, ha ricordato come l’approdo al Corriere abbia realizzato un sogno coltivato fin dall’infanzia, quando leggeva il giornale con il nonno Mario, e ha ribadito l’impegno a preservare l’indipendenza e il ruolo pubblico del quotidiano, investendo senza risparmio di energie in un’epoca di cambiamenti radicali per l’editoria.

Dai reportage di Buzzati alle inchieste di Pasolini, un patrimonio di firme e di storie

La forza del Corriere, in questi centocinquant’anni, è stata anche e soprattutto quella di saper intercettare e formare alcune delle più grandi penne del giornalismo e della letteratura italiana. Dalle cronache sportive del Giro d’Italia, definito un “grande romanzo scritto a pedali”, agli intensi reportage di guerra, le pagine del quotidiano sono state un palcoscenico privilegiato per osservare l’evoluzione del Paese. Si pensi al racconto della caduta del fascismo affidato a Gaetano Afeltra, che nella notte del 25 luglio 1943 lanciava le prime copie dalla balconata di via Solferino mentre la libertà di stampa tornava palpabile, o alla capacità di Dino Buzzati di raccontare la tragedia di Superga restituendo ai campioni del Grande Torino la loro dimensione umana di “giovani creature con madri, spose, figli”.

Non si possono dimenticare, scorrendo la lunga teoria di nomi illustri, le corrispondenze dall’estero di Indro Montanelli, capace di cogliere la “vena di pazzia spavalda” nei ragazzi di Budapest insorti contro i carri armati sovietici, o la denuncia solitaria di Pier Paolo Pasolini che nel 1974 scuoteva le coscienze con il suo “Io so. Ma non ho le prove”. E poi ancora, le inchieste scomode di Oriana Fallaci, le testimonianze dai fronti di guerra di Maria Grazia Cutuli, fino agli interventi più recenti di Milena Gabanelli e Massimo Gramellini: un mosaico di voci che hanno contribuito a formare l’identità collettiva degli italiani, raccontando non solo i grandi eventi ma anche le piccole storie, i costumi, le trasformazioni del linguaggio e della società.

Tra i banchi della Scala e i ricordi dei lettori, l’abbraccio della città e delle istituzioni

La scelta della Scala come palcoscenico per l’avvio delle celebrazioni non è affatto casuale, visto che il teatro e il giornale condividono un’anima notturna fatta di lampade elettriche e velluti rossi, un’alchimia che per centocinquant’anni ha unito la cronaca delle prime alla fatica delle rotative. Domani, per la prima volta, il Corriere non si limiterà a raccontare ciò che accade sul palcoscenico, ma vi salirà esso stesso, portando con sé la propria storia e il proprio impegno civile. Apriranno l’evento, insieme al direttore Fontana, il sindaco Giuseppe Sala e il sovrintendente Fortunato Ortombina, mentre il presidente di Fondazione Corriere, Ferruccio de Bortoli, avrà il compito di introdurre il docufilm “150 anni Corriere della Sera. Il racconto dell’Italia”, un’opera che attraverso immagini d’archivio e testimonianze ripercorre le tappe fondamentali di questo lungo viaggio.

Non si tratta, però, di una festa chiusa tra le mura del teatro. Le celebrazioni si estenderanno per tutto l’anno con un calendario fittissimo di iniziative pensate per coinvolgere i lettori e la comunità. Oltre al volume da collezione “Il mio Corriere della Sera”, che raccoglie gli auguri e i ricordi di oltre centocinquanta personalità della cultura, dello spettacolo e dello sport, è prevista anche la ripubblicazione in edicola di copie anastatiche di edizioni storiche, per permettere a tutti di sfogliare la carta d’identità del Paese. Un francobollo celebrativo e una moneta d’argento coniata dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato suggelleranno ufficialmente questo traguardo, mentre sul sito del giornale prenderà il via la serie tv “Il racconto del Corriere” e una rubrica intitolata “150 visioni di futuro”, nella quale altrettante personalità racconteranno in centocinquant secondi la loro idea di domani, a dimostrazione che lo sguardo di via Solferino è sempre stato rivolto in avanti, anche quando il mondo intorno torna a fare paura.

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