La conquista dell'Artico: una sfida internazionale
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Redazione Esteri
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Con i forzieri ricolmi di "petrodollari", alcune nazioni hanno avanzato presunti diritti sulla regione artica, portando la questione al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite. Recentemente, la scoperta che i cambiamenti climatici sono più rapidi del previsto nelle zone glaciali ha spinto le grandi potenze regionali a posizionarsi strategicamente per il futuro. In gioco vi sono la sicurezza internazionale nell'emisfero settentrionale, risorse naturali incommensurabili e il famoso passaggio a Nord-Est-Ovest, che presto sarà libero dai ghiacci, facilitando il commercio marittimo tra Asia e mercati occidentali.
La Groenlandia, il Venezuela, il Polo Sud, Taiwan e Panama sono al centro delle dinamiche geopolitiche mondiali. Da Trump, che rivendica in modo chiassoso Canada, Groenlandia e Canale di Panama, a Maduro, che minaccia di prendersi un pezzo della Guyana, passando per la Cina, che continua a pressare Taiwan, i movimenti della Wagner in Africa e il presidente cileno Gabriel Boric, che il 3 gennaio è stato il primo leader latino-americano ed il terzo in assoluto, dopo i primi ministri neozelandese e norvegese, ad arrivare al Polo Sud. Anche il presidente argentino Javier Milei ha annunciato una triplice sfida energetica di shale, nucleare e idrogeno, mentre la guerra in Ucraina continua a intensificarsi.
La Groenlandia, desiderosa di fare affari con Trump, ha risposto alle sue dichiarazioni: "Non escludo l'uso della forza per Panama e Groenlandia". La replica non si è fatta attendere: la sovranità sul canale "non è negoziabile". Nella sua prima conferenza stampa da presidente eletto, il tycoon ha lanciato anche un ultimatum ad Hamas: "Sarà l'inferno".
In questo contesto di crescente agitazione mondiale, le potenze regionali si preparano a sfruttare al meglio le opportunità offerte dai cambiamenti climatici e dalle risorse naturali dell'Artico.




