La corsa all'Artico, una sfida globale
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Con i forzieri ricolmi di petrodollari, la Russia aveva accampato presunti diritti sulla regione artica, portando la questione al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite. Ora, con i cambiamenti climatici che avanzano più rapidamente del previsto nelle zone glaciali, le grandi potenze regionali si stanno posizionando per farsi valere nel prossimo futuro. In palio vi sono la sicurezza internazionale nell'emisfero settentrionale, incommensurabili risorse naturali e il famoso passaggio a Nord-Est-Ovest, che presto sarà libero dai ghiacci, facilitando il commercio marittimo tra Asia e mercati occidentali.
La Groenlandia, spesso percepita come un territorio vasto quanto l'Africa a causa della distorsione della proiezione di Mercatore, in realtà ha un'area inferiore al 10% di quella africana. Il nome stesso, "Terra Verde", fu un'astuta invenzione del vichingo Erik il Rosso per attirare colonizzatori dalla Norvegia. Nonostante la Groenlandia non abbia mai estratto un litro di petrolio, le sue immense risorse naturali sono al centro delle attenzioni globali.
Nel frattempo, la politica mondiale continua a ruotare attorno alle materie prime. Da Trump, che rivendica in modo chiassoso Canada, Groenlandia e Canale di Panama, a Maduro, che minaccia di prendersi un pezzo della Guyana, passando per la Cina, che continua a pressare Taiwan, e i movimenti della Wagner in Africa, l'agitazione mondiale è sempre più intensa. Il presidente cileno Gabriel Boric è stato il primo leader latino-americano a raggiungere il Polo Sud, seguito dal presidente argentino Javier Milei, che ha annunciato una triplice sfida energetica di shale, nucleare e idrogeno.
La Groenlandia, desiderosa di fare affari con Trump, ha risposto alle sue dichiarazioni sull'uso della forza per Panama e Groenlandia, affermando che la sovranità sul canale non è negoziabile.




