Palazzo Campanella si illumina di viola, ma la sfida alla malattia resta in salita

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Redazione Salute Redazione Salute   -   In queste sere, la facciata di Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale della Calabria, si tinge di un viola luminoso, un gesto di simbolica partecipazione alla Giornata mondiale contro il cancro che intende mandare un messaggio di sostegno a quanti, pazienti e famiglie, affrontano il peso di una diagnosi oncologica. L’iniziativa, voluta dal presidente dell’Assemblea Salvatore Cirillo, si propone come un rinnovo dell’impegno istituzionale nel contrasto a patologie che, purtroppo, continuano a segnare drammaticamente la quotidianità di molti, un impegno che dovrebbe tradursi in politiche sanitarie più efficaci e in percorsi di cura sempre più tempestivi. Quel bagliore, per quanto suggestivo, non può infatti occultare le ombre che persistono sul fronte della prevenzione e dell’assistenza, questioni che richiedono ben più della pur doverosa illuminazione di un edificio.

L'incidenza dei tumori e il gap negli screening

Se il simbolo parla alla collettività, i numeri raccontano una realtà complessa e per molti versi allarmante. In Calabria, come ha recentemente sottolineato il chirurgo oncologo Alberto Vannelli nel corso di un convegno promosso dall’Associazione Calabrese Malati Oncologici, il tumore del colon-retto ha ormai raggiunto il primato per incidenza, con oltre millecinquecento nuove diagnosi ogni anno. Un dato che si inserisce in un contesto nazionale di circa quarantottomila casi annui, ma che assume contorni particolarmente critici se analizzato attraverso la lente degli strumenti di prevenzione secondaria. Gli screening oncologici, che pure rappresentano una difesa fondamentale per individuare precocemente la malattia, registrano infatti nella regione un’adesione che si aggira appena sul cinque per cento, una percentuale ben lontana non solo dalla media nazionale – ferma a un già insufficiente trentatré per cento – ma anche da quella del Sud Italia, che si attesta comunque al diciassette virgola otto.

La vita dopo la diagnosi e il dovere delle istituzioni

Quella percentuale così esigua disegna un panorama in cui la battaglia contro il cancro rischia di iniziare in ritardo, privando molti della possibilità di cure più semplici e di esiti migliori. La malattia, che irrompe come uno tsunami sconvolgendo esistenze e priorità, costringe a una lotta quotidiana fatta di terapie e controlli, di attese e speranze, in un percorso dove il tempo assume un valore e un ritmo completamente diversi. Di fronte a questo, la risposta del sistema sanitario deve essere pronta, capillare e accessibile a tutti, garantendo non solo l’eccellenza dei centri di cura ma anche un’informazione chiara e costante che spinga i cittadini ad aderire ai programmi di controllo. L’illuminazione di Palazzo Campanella, in questo senso, è un monito anche per le stesse istituzioni che lo abitano, chiamate a tradurre la sensibilità espressa in atti concreti, potenziando le reti di prevenzione e colmando quel divario che oggi appare ancora troppo ampio.

La necessità di un cambio di passo

Ridurre la distanza che separa la Calabria dalle altre regioni italiane nell’accesso agli screening non è una mera questione statistica, ma una condizione essenziale per salvare vite umane e alleviare le sofferenze di chi si trova ad affrontare la malattia. L’impegno dichiarato, pertanto, deve necessariamente misurarsi con la capacità di diffondere una cultura della prevenzione che superi diffidenze e disuguaglianze, garantendo a ogni persona, a prescindere dalla sua provenienza o condizione sociale, la possibilità di sottoporsi agli esami salvavita. Il cammino è ancora lungo, e la luce viola sulle mura dell’istituzione regionale rimane un segno potente solo se saprà ispirare un’azione altrettanto vigorosa e determinata, capace di incidere realmente sulla qualità della vita e sulle prospettive di salute di un’intera popolazione.

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