Medicina, il secondo round e l'ansia dei candidati: il filtro dei test di ammissione
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
In attesa della graduatoria nazionale del 12 gennaio, che deciderà la sorte di molti, si chiude il primo ciclo della nuova procedura di accesso ai corsi di laurea in medicina. La riforma, che ha sostituito il test unico nazionale con un “semestre filtro” e due appelli d’esame, culminava ieri con le prove conclusive che hanno visto migliaia di aspiranti medici affrontare, in diverse sedi universitarie, gli scogli di biologia, chimica e fisica. Contrariamente al primo appello, in molti si sono presentati alle prove in un clima di marcata tensione, consapevoli che quella fosse l’ultima chance concreta per poter proseguire il percorso di studi, dopo aver rinunciato, in centinaia di casi, a voti insufficienti ottenuti nella sessione precedente.
Le prove conclusive e il peso della scelta precedente
La scelta di accettare o rifiutare il voto del primo round, che pure garantiva l’accesso alla graduatoria nazionale, ha generato un diffuso stato di ansia e molti rimpianti. Nei pressi delle aule, come quelle di via Golgi e via Celoria a Milano, il racconto di una studentessa, confortata da un capannello di amici, sintetizza il malessere di molti: «Avrei dovuto accettare anch’io, ho perso tutto. Il secondo appello era ancora più difficile». Questa percezione di una maggiore difficoltà delle prove, che ha spinto numerosi candidati a presentarsi spontaneamente ai cronisti, è stata un leitmotiv della giornata, alimentando il timore di aver compiuto una scommessa rischiosa.
Lo svolgimento degli esami e le materie più ostiche
I test, strutturati in tre prove consecutive da 45 minuti ciascuna con brevi intervalli, hanno obbligato tutti i partecipanti a rimanere in sede fino al termine. Tra i oltre quarantamila prenotati a livello nazionale, l’esame di fisica è risultato, in controtendenza rispetto al primo appello, quello con il maggior numero di iscritti, confermandosi spesso come lo scoglio più arduo da superare. Le domande, novantatré in totale con trentuno quesiti per ciascuna disciplina, spaziavano dalla genetica e l’Rna in biologia, alle conversioni di unità di misura in fisica, fino alle reazioni chimiche fondamentali.
I numeri del “filtro” e l'attesa delle famiglie
I dati forniti da alcuni atenei offrono uno spaccato dell’impatto di questa selezione progressiva. In una sede come quella della Fiera di Ferrara, ad esempio, su novecento studenti inizialmente ammessi a sostenere gli esami dopo aver maturato la frequenza, solo 818 hanno affrontato fisica, 674 chimica e 665 biologia. Fuori dai centri d’esame, come al Lingotto di Torino, l’atmosfera era carica di speranza e apprensione per i familiari in attesa, alcuni dei quali, come un padre di nome Mario, esprimevano un cauto ottimismo dopo che i propri figli erano riusciti a completare tutte le domande, auspicando in un esito finalmente positivo dopo un percorso così impegnativo.




