Il semestre filtro di medicina e le polemiche sul nuovo esame di Stato
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Redazione Interno
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Il camice bianco, sogno inseguito con tenacia, oggi sembra più lontano per una generazione di aspiranti medici, i quali si scontrano non più soltanto con la difficoltà intrinseca di un test di ammissione, ma con un sistema ristrutturato che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto selezionare con maggiore rigore ma che, nei fatti, sta generando un cortocircuito tra proteste studentesche, aspre critiche politico-sindacali e l’insorgere di toni divisivi persino nel mondo accademico. Il cuore della contesa è il cosiddetto “semestre filtro”, un meccanismo che ha sostituito il tradizionale test a numero chiuso nazionale con una prima fase di insegnamenti comuni, seguita da un esame selettivo il cui primo ciclo, conclusosi di recente, ha prodotto esiti definiti da più parti “disastrosi” o “catastrofici”, spingendo molti a parlare apertamente di una selezione mascherata e persino di un “inganno”.
La risposta del Ministero e la reazione sindacale
Di fronte a numeri che parlavano di un’ampia percentuale di bocciature, il Ministero dell’Università e della Ricerca ha tentato di correre ai ripari, introducendo misure correttive che, tuttavia, non hanno placato gli animi, anzi. Gianna Fracassi, segretaria generale della FLC CGIL, ha bollato senza mezzi termini l’intervento ministeriale come “una pezza peggiore del buco”, una mossa cioè che, invece di sanare la ferita, rischierebbe di aggravarla, rafforzando secondo la sindacalista le ragioni della mobilitazione studentesca. Le proteste, del resto, sono diventate un fenomeno visibile, con presidi e cortei che hanno colorato le piazze di diverse città, Roma in testa, dove gli studenti si sono radunati in Piazza Vidoni per far sentire la propria voce contro un modello considerato profondamente ingiusto.
Il fronte politico e il caso delle illegalità
Sul piano politico, il Movimento 5 Stelle si è schierato apertamente al fianco dei manifestanti, definendo senza ambiguità il nuovo sistema una “truffa”, un epiteto che racchiude tutta la delusione per una riforma presentata come innovativa e che invece, a loro dire, si è rivelata l’ennesimo fallimento. Le polemiche, però, non si limitano alla legittimità del metodo selettivo. L’ombra di nuove forme di illegalità, infatti, si è allungata sul processo, con indagini in corso che stanno esaminando possibili illeciti connessi allo svolgimento degli esami, un aspetto che, se confermato, getterebbe un’ulteriore ombra di sfiducia su un meccanismo già così controverso, aggiungendo al danno della selezione percepita come troppo severa anche la beffa di sospetti che minano la correttezza stessa della procedura.
Le divisioni nel mondo accademico
Se da un lato il coro delle critiche è ampio, dall’altro non mancano voci che, pur riconoscendo le criticità, assumono toni ben diversi, i quali hanno ulteriormente polarizzato il dibattito. Un caso emblematico è quello del virologo Roberto Burioni, il quale, intervenendo sui social network, ha espresso un giudizio durissimo verso gli studenti non ammessi, arrivando a sostenere che lui stesso avrebbe superato quel test già ai tempi del liceo e invitando i giovani a “vergognarsi”. Un’affermazione che, al di là delle intenzioni, ha sollevato un vespaio di reazioni, venendo percepita come un’umiliazione gratuita verso ragazzi già provati dallo stress di una prova tanto decisiva e dal clima di incertezza generale, mostrando come la frattura sul tema attraversi anche il mondo universitario e scientifico, tradizionalmente visto come un fronte unitario.




