Test medicina 2025, il "pasticcio" del semestre filtro tra dati divergenti e allarme carenza medici

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La riforma dell'accesso alle facoltà mediche, che ha introdotto il cosiddetto "semestre filtro", si trova al centro di un acceso dibattito, definito senza mezzi termini da alcuni un «gran pasticcio nazionale». La contestazione, formalizzata in una nota da rappresentanti di Padova Bene Comune, attribuisce al governo, e nello specifico al ministro Bernini, un «fallimento» nell'organizzazione del nuovo percorso selettivo. Lo scenario che emerge, infatti, appare frammentato e poco omogeneo, sollevando interrogativi non solo sulla preparazione degli studenti ma anche sull'efficacia del sistema nel rispondere a un'emergenza nazionale, quella della carenza di personale sanitario, che ormai da anni attanaglia il servizio sanitario italiano.

Dati ateneo per ateneo: il caso dell'Insubria

Mentre il quadro generale, stando a molte indiscrezioni, sembrerebbe delineare tassi di superamento piuttosto bassi, alcuni atenei riportano risultati che si discostano dalla tendenza. È il caso dell'Università dell'Insubria, i cui dati relativi al primo appello di novembre – cui hanno partecipato 465 studenti – si posizionano al di sopra della media nazionale. L'analisi interna dell'ateneo di Varese ha registrato, per le prove del semestre aperto di Medicina e Odontoiatria, percentuali di promossi pari al 36% in Biologia, al 30,6% in Chimica e al 14% in Fisica, numeri che, sebbene rimangano indicativi di una severa selezione, sembrano contrastare con le critiche più feroci mosse al meccanismo.

Il racconto dalla correzione delle prove

Dalle aule in cui si è svolta l'effettiva correzione dei compiti, come testimoniato da un docente che ha fatto parte della commissione, emergono alcuni dettagli procedurali che gettano luce sulla complessità gestionale dell'operazione. Michele Di Foggia, professore di Chimica all'Alma Mater di Bologna, ha spiegato come la struttura mista delle prove – composte da 15 domande a crocetta e 16 aperte per ogni area tematica – abbia richiesto un'attenta revisione. «Le abbiamo riguardate una a una», ha dichiarato, riferendosi proprio alle risposte aperte che, per loro natura, potevano prestarsi a interpretazioni o dubbi da parte dei correttori, un'operazione che di per sé implica tempi e criteri non sempre standardizzabili tra diversi atenei.

Lo scenario critico del ricambio generazionale

Al di là delle polemiche sull'organizzazione dei test, a rendere il dibattito particolarmente urgente è il contesto demografico e professionale in cui si inserisce. Negli ultimi due decenni, oltre 131mila medici hanno scelto di lasciare l'Italia per proseguire la carriera all'estero, un esodo che ha acuito un problema già strutturale. Oggi, quasi la metà dei camici bianchi in attività ha più di 55 anni, e una fetta consistente, il 20%, supera addirittura i 65. Con una stima di circa 39mila pensionamenti nell'arco del prossimo decennio, il sistema sanitario si prepara ad affrontare un deficit che alcune proiezioni quantificano già in 30mila unità. La carenza si fa sentire in modo drammatico in specialità cruciali come il pronto soccorso, l'anestesia e rianimazione, e la radiologia, dove i numeri necessari per garantire i servizi sono largamente insufficienti, mettendo a rischio la tenuta stessa della rete ospedaliera e la continuità delle cure per i cittadini.

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