Medicina, il primo esame del semestre filtro tra aule e lezioni a distanza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Giovedì scorso ha segnato una tappa fondamentale, sebbene non conclusiva, per migliaia di aspiranti camici bianchi nelle università di Padova e Verona, dove si è tenuto il primo dei due appelli dell'esame nazionale che conclude il cosiddetto semestre filtro, la nuova modalità di accesso ai corsi di laurea in Medicina, Odontoiatria e Veterinaria. Questo approccio, che gli addetti ai lavori non esitano a definire una piccola rivoluzione, ha soppiantato il tradizionale test d'ingresso a crocette, sostituendolo con un percorso di sei mesi durante il quale gli studenti, circa quattromila solo in questo primo appello, hanno seguito lezioni a frequenza obbligatoria per accumulare i diciotto crediti formativi necessari a tentare l'accesso al resto del percorso di studi.

Una preparazione tra le mura domestiche

La vita in stand-by durante questo periodo propedeutico ha riportato alla memoria, per molti, dinamiche che si credevano confinate al recente passato pandemico. Come nel caso di Silvia, studentessa alla Statale di Milano, la cui esperienza è emblematica di un disagio più ampio: con il microfono disattivato e la telecamera spenta, ha seguito le spiegazioni di citologia restando chiusa nella sua cameretta, sentendosi come davanti a una trasmissione televisiva piuttosto che parte di un processo formativo interattivo. La didattica a distanza, che per alcuni è stata la norma, ha limitato fortemente le possibilità di dialogo diretto con i docenti e, cosa non meno importante, ha reso inaccessibili gli spazi di aggregazione informale come le aule studio, privando gli studenti di uno degli aspetti cruciali della vita universitaria, ossia il confronto tra pari.

Le perplessità emerse nel percorso

Le criticità non si sono fermate alla sola modalità di fruizione delle lezioni. Victor Pavoni, diciannovenne fuori sede a Milano, esprime una perplessità condivisa da molti suoi colleghi, sottolineando come la preparazione offerta durante il semestre non sia parsa adeguata alle richieste dell'esame finale. La sua osservazione, secondo cui "aver studiato costantemente in questi 3 mesi gli argomenti che trattavamo in classe, non mi sembra che sia stato utile", mette in luce uno scoglio tra l'organizzazione didattica e le effettive prove di valutazione. A questo si aggiunge un senso di frustrazione per la percezione che i pareri degli studenti stessi, i principali interessati, non siano stati sufficientemente presi in considerazione nell'impostare un meccanismo così delicato.

La prova nazionale e i suoi numeri

L'appuntamento cruciale si è spostato poi alle Fiere di Parma, dove un vasto padiglione è stato allestito per accogliere le migliaia di candidati chiamati a sostenere la prova. L'evento, di portata nazionale, rappresenta il culmine di un semestre durante il quale gli iscritti, distribuiti nelle sedi da loro indicate come prima preferenza, hanno dovuto affrontare corsi di chimica, fisica e biologia. La posta in gioco è alta per ognuno di loro, poiché il superamento di questo scoglio determinerà, di fatto, la possibilità di continuare il sogno di una carriera nel settore sanitario, un saggio che ha definitivamente archiviato il vecchio sistema basato su un'unica prova selettiva della durata di sessanta minuti.

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